L'oscurità della Fede.
Perchè l'oscurità della Fede non compromette l'evidenza del Vero?
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1. Il famoso studioso di Teologia Spirituale, il padre domenicano Reginald Garrigou-Lagrange scrive queste parole che sono diventate famose:
(La Fede) è un po’ come la notte che pur circondandoci di tenebre, ci permette tuttavia di vedere le stelle e, per mezzo loro, la profondità del firmamento. Vi è qui un chiaroscusro di una bellezza meravigliosa. Per vedere le stelle è necessario che il sole si nasconda e che cominci la notte. Cosa strana! Nell’oscurità della notte il nostro sguardo si spinge ormai più oltre che nella luce del giorno; di notte vediamo le stelle che si trovano ad enorme distanza da noi e che ci rivelano l’estensione immensa dei cieli. Di giorno non vediamo che a pochi chilometri di distanza, di notte vediamo a milioni di leghe. Allo stesso modo i sensi e la ragione non ci permettono di vedere se non quello che è di ordine naturale, alla loro portata, mentre la fede, benché sia oscura, ci apre il mondo soprannaturale con le sue profondità infinite, il regno di Dio, la sua vita intima, ciò che vedremo senza velo e con chiarezza nell’eternità” (Le tre età della vita interiore, II, 9).
2. Perché questa immagine rappresenta bene? Perché essa da una parte non nega che nella Fede ci sia l’oscurità, dall’altra fa capire come questa oscurità non solo non comprometta l’evidenza del vero, bensì rende ancora più percepibile e profondo questo Vero.
3. Si tratta, insomma, di un’oscurità che non tocca l’intelligenza e la volontà, ma solo il campo delle sensazioni e delle suggestioni.
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