GOCCIOLINA...

Mi trovo seduto al solito tavolo, in cucina, tra una sigaretta e un sorso di vino che accompagnano quei momenti di riflessione capaci, ogni volta, di trasportarmi altrove. Ho una penna tra le dita e un quaderno aperto su una pagina bianca, pronto ad accogliere i pensieri che attraversano veloci e sfuggenti la mia mente. Scrivo per catturare sensazioni ed emozioni che, altrimenti, volerebbero via, dissolvendosi nel tempo senza lasciarmi la possibilità di trattenerle.

Ho appena appoggiato la punta della penna sul foglio quando un rumore attira improvvisamente la mia attenzione, catturandomi al punto da farmi dimenticare tutto il resto. È una semplice gocciolina d'acqua che cade dal rubinetto sul lavello d'acciaio, producendo un ticchettio costante e rilassante, quasi fosse un richiamo al quale non riesco a sottrarmi. Goccia dopo goccia, quel suono sembra comporre una melodia magica che, attraverso il suo ripetersi incessante, mi culla e mi rassicura, mentre ogni nuova caduta diventa sempre più nitida, tanto da permettermi di percepire persino l'eco che si propaga tra le quattro alte pareti del lavello.

Il rumore, inizialmente lieve e lontano, comincia ad aumentare d'intensità, fino a diventare quasi assordante, mentre il suo ritmo regolare sembra avvolgermi completamente, isolandomi da ogni altra percezione. È proprio in quel ripetersi ciclico, in quella successione di suoni che non riesco più a comprendere razionalmente, che qualcosa cambia all'improvviso e mi ritrovo immerso in un mondo completamente diverso, fatto di colori, profumi ed esperienze che non avevo mai conosciuto.

Mi accorgo di essere diventato piccolo, piccolissimo, mentre ogni cosa intorno a me assume dimensioni immense, quasi impossibili da immaginare. La penna che tenevo tra le dita sembra ora il tronco di un grande albero disteso a terra, il tavolo sul quale appoggiavo i gomiti si è trasformato in una distesa sconfinata e lo sgabello su cui mi trovo in piedi assomiglia a un gigantesco altopiano. Tutto ciò che fino a un istante prima apparteneva alla normalità della mia cucina è diventato qualcosa di smisurato, eppure questa trasformazione non suscita in me alcuna paura, ma soltanto un senso di meraviglia che cresce a ogni istante.

È allora che mi accorgo della goccia d'acqua, rimasta sospesa nel vuoto tra il rubinetto e il lavello, immobile come se il tempo avesse deciso di fermarsi proprio davanti ai miei occhi. Dall'alto del mio gigantesco sgabello riesco a osservarla in tutta la sua maestosità e mi sembra di avere davanti un intero mondo racchiuso in una forma trasparente, attraversata da riflessi luminosi che mi affascinano e mi attirano irresistibilmente.

Non faccio più caso agli oggetti che mi circondano, ormai trasformati in presenze enormi e irriconoscibili, perché tutta la mia attenzione è rivolta a quella goccia sospesa, dalla quale sembra provenire un richiamo silenzioso. Non so spiegarmi il motivo, ma sento di doverla raggiungere, come se al suo interno fosse custodito qualcosa che mi riguarda e che attende soltanto di essere scoperto. Mi guardo intorno alla ricerca di una soluzione e individuo il canovaccio appeso alla maniglia della cassettiera sotto il lavello, così mi aggrappo al tessuto e comincio ad arrampicarmi con la determinazione di chi ha ormai un solo obiettivo.

Dopo una salita che mi sembra interminabile, raggiungo il bordo del lavello e mi ritrovo finalmente davanti alla goccia, immobile e lucente, così trasparente da lasciarmi intravedere un movimento intenso al suo interno, come se contenesse una forma di vita che non riesco ancora a distinguere. La sua consistenza e il suo spessore mi impediscono di guardare oltre, ma avverto una sensazione sempre più forte, simile a un invito a entrare, ad abbandonarmi alla curiosità e a seguire quel desiderio di capire che continua a crescere dentro di me.

La distanza non sembra eccessiva e penso che, con una lunga rincorsa, potrei riuscire a raggiungerla con un salto, proprio come quando ci si tuffa in mare da una scogliera. Dopotutto, mi dico, è soltanto acqua; tuttavia, il pensiero di poterla attraversare completamente e finire sul fondo del lavello mi trattiene per qualche istante, lasciandomi sospeso tra il desiderio di scoprire e il timore di ciò che potrebbe accadere. 

Quel richiamo, però, si rivela più forte di ogni esitazione, così indietreggio sul piano della cucina, prendo una lunga rincorsa e mi lascio finalmente andare, saltando verso quell'incredibile mondo sconosciuto.
L'impatto è simile a quello che si prova tuffandosi in acqua da una grande altezza, ma, anziché avvertire dolore, sento il liquido accogliermi e accompagnarmi dolcemente, quasi ammortizzando la caduta e guidandomi verso qualcosa che non riesco a descrivere. Quando mi rendo conto di ciò che sta accadendo, sono già all'interno della goccia, completamente asciutto e in piedi su una scala trasparente, morbida e resistente allo stesso tempo, che sembra sospesa in uno spazio privo di qualsiasi riferimento conosciuto.

Davanti a me si innalza un enorme cancello, anch'esso trasparente, composto da una sorta di fluido che conserva una consistenza sorprendente, tanto da poter essere afferrato e toccato. La scala conduce proprio verso quell'ingresso misterioso e, mentre comincio a percorrerla, scopro che ogni gradino reagisce al contatto dei miei piedi generando cerchi concentrici simili a quelli che si formano sulla superficie di uno stagno quando vi si lancia un sasso. I cerchi si illuminano progressivamente, diffondendo una luce gialla, delicata e soffusa, e ogni mio passo diventa così una piccola magia che si rinnova, alimentando un'emozione fatta di gioia e stupore.

Quasi senza accorgermene, rapito da tutto ciò che mi circonda, raggiungo il cancello e mi fermo ad ammirarlo, colpito dalle sue dimensioni maestose e da quella strana sensazione che sia vivo. Il fluido che lo compone si muove continuamente, assumendo forme sempre diverse a ogni battito di ciglia, come se l'acqua scorresse liberamente senza bisogno di essere contenuta da qualcosa per trasformarsi in nuove figure. Sollevo una mano e, mentre la muovo davanti a me, lascio nell'aria una scia luminosa che disegna la traiettoria del gesto, quasi che lo spazio fosse composto dalla stessa sostanza nebulizzata presente in ogni elemento di quel mondo.

Ogni movimento sembra così trasformarsi in una poesia visibile, capace di accompagnare anche il più semplice dei gesti. Quando appoggio il palmo sul cancello per spingerlo, avverto una sensazione straordinariamente intensa, diversa da tutto ciò che credevo di conoscere: è morbido e solido allo stesso tempo, liquido ma non bagnato, tiepido e incredibilmente leggero. Ho quasi l'impressione che, nel momento in cui lo tocco, quella materia diventi parte di me, come se il contatto producesse un legame destinato a durare almeno per il tempo di quell'incontro. E così, con una lieve spinta, il cancello si apre davanti a me.

Mi ritrovo in cima a una terrazza curva, protetta da un basso muretto composto dallo stesso fluido che caratterizza ogni cosa intorno a me, e da quell'altezza posso finalmente osservare il mondo che si estende oltre l'ingresso. La meraviglia che provo è ormai incontenibile, mentre il cuore batte sempre più forte e lo sguardo cerca di abbracciare un orizzonte che non conosco e che fatico persino a comprendere. Non so dove posare gli occhi, quali riferimenti cercare o a cosa prestare attenzione, perché ogni elemento è nuovo e sorprendente, come se mi trovassi davanti a una realtà che non avevo mai osato immaginare.

Vedo cristalli geometricamente perfetti fluttuare nell'aria, bolle di ogni dimensione, ponti sospesi che collegano luoghi lontani e piccole isole sparse ovunque, mentre un brulicare continuo di innumerevoli entità anima ogni angolo di quel panorama senza mai separarsi dalla materia che le compone. Una luce dolce e soffusa accompagna ogni movimento, sfumando i contorni senza nasconderne la bellezza, e mi sembra che una melodia ancestrale abbia finalmente trovato il modo di assumere una forma concreta, trasformandosi in una poesia che posso contemplare a ogni sguardo.

Accanto a queste meraviglie riconosco anche strutture che ricordano il mio mondo, come scale, piccoli stradelli, porte e grandi archi che separano ambienti diversi, tutti in continua trasformazione. Eppure, ogni cosa sembra appartenere alla medesima sostanza, un'acqua in movimento incessante che cambia forma senza mai perdere la propria natura. La scoperta più incredibile è che persino il panorama, mentre lo osservo, continua a mutare, assumendo configurazioni sempre nuove e regalandomi la sensazione di trovarmi dentro un sogno infinito, capace di sorprendermi a ogni respiro.

Mentre cerco di comprendere ciò che ho davanti, avverto improvvisamente una presenza vicino a me e una vocina delicata sembra rivolgermi un saluto. Mi giro e scorgo un piccolo essere dalla forma indefinita, diverso da qualsiasi creatura conosciuta, che sembra composto interamente d'acqua e assume continuamente sembianze differenti. Non riesco a distinguere occhi, bocca, gambe o mani, eppure percepisco chiaramente la sua presenza, come se il suo modo di muoversi fosse perfettamente integrato con tutto ciò che compone quel luogo.

La cosa più sorprendente è che non sto ascoltando la sua voce con le orecchie, ma la sto percependo direttamente dentro di me, come un pensiero che non nasce dalla mia mente e che, tuttavia, riesco a riconoscere.
Non comprendo ancora ciò che vuole comunicarmi, ma sento di potermi fidare e non provo alcuna paura. 
Intuisco che desidera accompagnarmi da qualche parte e decido di seguirla, ritrovandomi poco dopo davanti a un arco dal quale scende una sottile cascata che devo necessariamente attraversare. 

Questa volta, però, il liquido mi avvolge completamente, bagnandomi dalla testa ai piedi, anche se dopo pochissimi istanti sono già di nuovo asciutto. È proprio allora che la vocina, fino a quel momento indistinta, diventa finalmente chiara e riesco a comprenderne ogni parola.

Guardandomi intorno, mi accorgo anche di vedere con maggiore nitidezza tutti quei piccoli esseri, che ora riesco a distinguere chiaramente dal resto del paesaggio. La mia nuova compagna mi comunica il suo nome, ma è così strano e difficile da ripetere che decido di chiamarla Gocciolina, un soprannome che mi sembra adatto alla sua natura e al modo delicato con cui è entrata nella mia vita.

Fidandomi completamente di lei, riprendo il cammino attraverso quel mondo fatato, dove le leggi della fisica sembrano perdere il loro significato abituale e ogni cosa assume una consistenza che supera la mia comprensione. Gocciolina mi precede invitandomi continuamente a seguirla, mentre la sua voce, tenera e graziosa, risuona nella mia mente con un entusiasmo contagioso.
«Seguimi, seguimi! Vieni presto, vieni con me!»

Attraversiamo piccoli ponti quasi invisibili, nascosti dal colore identico a quello degli elementi circostanti, e passiamo attraverso enormi bolle che separano ambienti sempre più strani, fino a raggiungere un luogo che sembra custodire un'altra dimensione all'interno di quella già straordinaria che sto vivendo. Entriamo in una delle bolle che avevo osservato dalla terrazza e, appena oltrepassata la sua superficie, mi ritrovo immerso in un nuovo mondo, ancora più ricco di vita e di meraviglie.
Davanti a me compaiono decine e decine di esseri simili a Gocciolina, ognuno dei quali si avvicina per salutarmi e darmi il benvenuto. 

Mi ritrovo circondato da quelle presenze delicate e, quasi senza rendermene conto, comincio a sentirmi parte di quel luogo, non più un estraneo o un semplice ospite, ma qualcuno che sembra appartenervi da sempre. La sensazione è così intensa da diventare reale e tangibile, come se quella gigantesca goccia fosse parte di me e io fossi, allo stesso tempo, parte di lei.
Quei nuovi amici non sembrano volere nulla da me e non mi chiedono di fare niente, ma si limitano a condividere la loro presenza, come se stare insieme fosse già sufficiente a rendere speciale ogni istante. 

È proprio questa spontaneità a rendere quel luogo così puro, perché posso viverlo senza pensieri o preoccupazioni, lasciandomi accompagnare dalla gioia semplice di esistere e di condividere il momento presente. Mi sento accolto senza dover dimostrare nulla, libero di essere ciò che sono, e questa sensazione di appartenenza mi regala una serenità che non ricordo di aver mai provato con tale intensità.

Dopo avermi lasciato il tempo di assaporare quell'incontro, Gocciolina mi invita ancora a seguirla e mi accompagna lungo un piccolo stradello che sembra condurre direttamente verso uno dei cristalli galleggianti che avevo visto dalla terrazza.

Camminando, mi accorgo che anche il sentiero si sta sollevando nell'aria, come se fosse sospinto da una forza invisibile che lo conduce proprio verso quella struttura incantevole. In pochi istanti raggiungiamo il cristallo e, senza che io riesca a comprendere come sia possibile, mi ritrovo al suo interno.

Ancora una volta, davanti a me si apre un mondo diverso, come se stessi attraversando tante scatole racchiuse l'una dentro l'altra, ciascuna capace di custodire una realtà autonoma e sorprendente. In questo nuovo ambiente, gli esseri che incontro hanno un aspetto differente: sembrano composti da infiniti granelli microscopici di ghiaccio e anche tutto ciò che li circonda presenta la stessa consistenza, come se Gocciolina volesse mostrarmi i molteplici aspetti di quel mondo straordinario.

Le sorprese, tuttavia, non sono ancora finite, perché la mia amica mi accompagna verso un altro luogo e, quasi come se il cristallo fosse diventato un ascensore, ci ritroviamo su un piccolo isolotto sospeso nel vuoto. Il paesaggio che si apre davanti a me ricorda quelle isole paradisiache che si vedono nelle immagini pubblicitarie, con un'atmosfera capace di trasmettere pace e bellezza, anche se qui ogni elemento sembra essere composto da quel magico liquido che dà forma all'intero universo.

Gocciolina si ferma finalmente davanti a me e mi invita a sedermi, mentre il suo atteggiamento cambia lentamente, abbandonando l'entusiasmo che l'ha accompagnata durante tutto il viaggio per lasciare spazio a una calma profonda. La sua presenza mi trasmette una serenità difficile da spiegare e, mentre mi preparo ad ascoltarla, avverto che sta per accadere qualcosa di diverso da tutto ciò che ho vissuto fino a quel momento.

Comincia così quel dialogo magico che porterò nel cuore per sempre.
«Sai dove ti trovi?» mi chiede con dolcezza.

Ancora stranito e incapace di comprendere pienamente ciò che sto vivendo, rispondo con sincera incertezza: «Non saprei... Dentro una goccia d'acqua?»

Gocciolina sorride teneramente e mi risponde che non si tratta soltanto di una goccia. Confuso, provo a raccontarle come tutto sia cominciato, spiegandole che mi trovavo nella mia cucina, intento a scrivere, quando il rumore del rubinetto ha catturato la mia attenzione e mi sono ritrovato improvvisamente in quel mondo sconosciuto. 

Lei mi ascolta senza interrompermi e, quando ho terminato, riprende a parlare.
«Sì, questa è una goccia d'acqua, ma non soltanto.»

Continuo a non capire, anche se comincio a intuire che dietro quelle parole si nasconde qualcosa che riguarda direttamente me. Rimango in silenzio, cercando di dare un senso a ciò che sta accadendo, mentre Gocciolina si muove lentamente e assume una forma simile alla mia, raggiungendo la mia stessa altezza.
«Cominci a capire, ora?» mi domanda.

La sua figura diventa progressivamente uguale alla mia e, per un momento, ho la sensazione di trovarmi davanti a uno specchio capace di riflettere non soltanto il mio aspetto, ma qualcosa di più profondo. Comincio a intuire ciò che vuole dirmi, anche se non sono ancora sicuro di aver compreso davvero, e Gocciolina sembra percepire ogni mia incertezza.
«Non è soltanto una goccia», ripete, prima di rivolgermi una domanda che mi lascia completamente spiazzato, sospeso tra lo stupore e l'incredulità.
«Ti ricordi, vero, di che cosa è composto principalmente il tuo corpo?»
Rispondo di sì, mentre lei sorride e comincia a trasformarsi, assumendo lentamente la figura di un angelo splendido e rassicurante, capace di trasmettere un senso di amore profondo e quasi divino. 

La sua immagine mi è familiare, perché richiama qualcosa che appartiene alla mia spiritualità e che da sempre riesce a donarmi serenità.
«Non sei soltanto dentro una semplice goccia d'acqua», mi dice con una dolcezza che sembra attraversarmi completamente. «Stai compiendo un viaggio dentro te stesso.»

La scoperta mi sconvolge e, allo stesso tempo, mi aiuta a rileggere ogni esperienza appena vissuta sotto una luce diversa. Le domande continuano ad affollarmi la mente, ma Gocciolina riprende a parlare, come se conoscesse già i dubbi che mi attraversano.
«Ogni cosa che hai visto qui è già parte di te. Ogni emozione che hai vissuto ti appartiene, così come quelle sensazioni di pace, amore e amicizia che hai provato durante il viaggio. Sono dentro di te da sempre, proprio come la meraviglia che ha riempito il tuo sguardo davanti a ogni cosa che hai incontrato.»

Mentre ascolto le sue parole, sento che qualcosa dentro di me comincia lentamente a ricomporsi, come se la pace che mi circonda stesse trovando il modo di raggiungere anche i pensieri più confusi. I dubbi non scompaiono per magia, ma lasciano spazio a una consapevolezza nuova, che non nasce da una spiegazione razionale, bensì da una sensazione profonda che sento di poter riconoscere.

Comprendo anche perché Gocciolina abbia scelto di assumere le sembianze di un angelo: conosce la mia sensibilità e sa che quella figura, legata alla mia spiritualità, può aiutarmi a comprendere ciò che sta cercando di comunicarmi. È come se avesse trovato il linguaggio più adatto per raggiungermi, scegliendo un'immagine capace di trasmettermi serenità e di rendere più vicino qualcosa che, fino a quel momento, sembrava impossibile da spiegare.
«Quindi sto vivendo una sorta di viaggio ancestrale?» le chiedo, cercando di dare un nome a ciò che sento.

Gocciolina annuisce e continua a parlarmi con la stessa calma, spiegandomi che non si tratta soltanto di un viaggio attraverso un mondo sconosciuto, ma di un'esperienza che mi permette di entrare in contatto con le mie emozioni e i miei desideri, rendendo finalmente visibile ciò che la mia anima cerca di comunicarmi da tempo.

Poi si avvicina e posa delicatamente una mano sulla mia spalla, in un gesto di amicizia così spontaneo da farmi sentire ancora più vicino a lei.
«Stai camminando da tanto tempo e io lo so, perché sono sempre al tuo fianco. Ora hai raggiunto quella sensibilità che ti permette di vedere oltre.»

Le sue parole mi accompagnano mentre il mio sguardo torna lentamente a posarsi sul mondo circostante. Tutto appare diverso, perché non vedo più soltanto acqua in continuo movimento, ma qualcosa che sembra prendere forma attraverso le emozioni che porto dentro di me. I colori cominciano a intensificarsi e, intorno a Gocciolina e a me, compaiono note musicali che volteggiano nell'aria, mentre petali di rose danzano seguendo una melodia capace di commuovermi. Farfalle di ogni colore ci avvolgono con il loro volo leggero, regalandomi una sensazione di appartenenza a quel tutto che, finalmente, non mi sembra più distante o incomprensibile, ma vicino, vivo e quasi tangibile.

Come ultimo dono, il mio angelo di nome Gocciolina mi invita a guardare verso l'alto, dove sopra la mia testa si è formato un cielo simile a quello che, nel mio mondo, riesce a incantarmi ogni volta. In quella distesa luminosa comincio a distinguere i volti sorridenti di tutte le persone che ho amato e che ora non ci sono più, presenze che credevo di poter incontrare soltanto nei ricordi e che adesso sembrano avvicinarsi a me attraverso quella visione straordinaria.

L'emozione diventa così intensa che le lacrime cominciano a scendere lungo le mie guance, confondendosi con il fluido che mi circonda fino a diventare un tutt'uno con l'aria nebulizzata e fluorescente che mi accompagna fin dall'inizio. Quando si staccano dal mio volto, le vedo galleggiare lentamente intorno a me e poi sollevarsi verso l'alto, dove si trasformano in minuscole luci che contribuiscono a formare un manto stellato infinito, rendendo quel cielo ancora più poetico e meraviglioso.

La commozione è così forte che ogni respiro si trasforma in un singhiozzo incontrollabile, in un susseguirsi di sussulti che, tuttavia, non mi trasmettono tristezza, ma una gioia irrefrenabile che non riesco a contenere. 
È come se, attraverso quell'esperienza, stessi finalmente comprendendo qualcosa del significato della vita, una consapevolezza che non ha bisogno di spiegazioni complicate perché sembra già racchiusa nel semplice suono di quella parola.

Proprio mentre mi lascio attraversare da questa emozione, tutto si ferma improvvisamente, come se il mondo intero avesse deciso di concedermi un istante infinito per custodire ciò che sto vivendo. Il silenzio sembra avvolgere ogni cosa, ma lentamente, quasi al rallentatore, comincio a percepire di nuovo quel ticchettio che mi aveva condotto fin lì. 
Il suono si fa sempre più nitido e familiare, finché il gocciolare dell'acqua torna a occupare ogni spazio della mia percezione, riportandomi gradualmente verso una realtà che credevo di aver lasciato molto tempo prima.

Mi accorgo di essere nuovamente seduto sul mio sgabello, con la penna ancora tra le dita, e per qualche istante rimango immobile, incapace di comprendere ciò che è appena accaduto. Mi alzo lentamente, incredulo, cercando di distinguere il confine tra la realtà e la magia di un momento che mi sembra essere durato un'eternità. Mi stropiccio gli occhi, come se quel gesto potesse aiutarmi a mettere a fuoco ciò che mi circonda, ma mi accorgo che sono umidi e che qualcosa dentro di me è rimasto profondamente toccato da quell'esperienza.

Il mio sguardo cade sul quaderno, ancora aperto sul tavolo, e noto che la pagina bianca è bagnata. All'interno di quella che sembra una semplice macchia lasciata da qualcosa di umido, riesco a intravedere una scritta che non ricordo di aver mai tracciato. Lo prendo tra le mani, lo avvicino al viso e cerco di leggere quelle parole che, appena riconosciute, mi riempiono di una gioia profonda, riportandomi alla consapevolezza che avevo vissuto durante il mio magico viaggio.

Sul foglio, tra le tracce d'acqua, riesco finalmente a distinguere una frase che sembra racchiudere tutto ciò che Gocciolina mi ha mostrato e che, forse, avevo sempre portato dentro di me senza riuscire a comprenderlo fino in fondo.

«Io sono sempre con te...!»



Christian B.

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