QUANDO L’AMORE CAMBIA.



Vivo per amare. Amo vivere. E forse è proprio questa una delle più grandi contraddizioni e, nello stesso tempo, una delle più grandi meraviglie della mia esistenza, perché la vita mi permette di realizzare continuamente questa emozione, questa spinta che sento dentro di me e che mi porta ad amare la vita stessa, ad amare il suo movimento, la sua energia, quella straordinaria sensazione che nasce quando riesco a percepire un sentimento puro, vivo, capace ancora di farmi sentire profondamente presente a ciò che sono e a ciò che vivo.

Amo la vivacità dell’amore, amo quella sua capacità quasi elettrica di attraversare il corpo e l’anima, di rendere ogni cosa più intensa, più luminosa, più vera. Amo la purezza di un sentimento che non vuole essere soltanto possesso, abitudine o sicurezza, ma desiderio, emozione, scoperta, sogno. Amo quel desiderio di vivere un amore puro e vivo che mi permetta di sentirmi ancora capace di emozionarmi, di desiderare, di sperare, di guardare davanti a me e immaginare un futuro diverso, forse più luminoso, certamente ancora pieno di possibilità.

Amo vedere gli occhi della persona che mi sta accanto diventare vivi quando percepisce il mio sentimento, amo quel momento quasi impercettibile nel quale uno sguardo incontra un altro sguardo e dentro quello sguardo sembra passare qualcosa che non ha bisogno di parole, qualcosa che ci fa sentire leggeri, come se per un istante potessimo davvero volare sopra le nuvole e lasciare sotto di noi tutto il peso della quotidianità.

Perché l’amore, quando è vivo, è una poesia che diventa realtà.

È una poesia che non rimane soltanto nelle parole, ma entra nella vita, nel cammino, nei passi, nei gesti, nei silenzi, negli sguardi. È quella poesia che lentamente diventa una sinfonia e che ci permette di ascoltare una melodia dentro il cuore, una melodia capace di portarci verso altezze ancestrali, quasi divine, verso qualcosa che sembra appartenere a una dimensione più profonda della nostra stessa esistenza.

E penso che senza questo sentimento sarei una persona molto più buia, forse perduta dentro un’ombra dalla quale sarebbe difficile uscire, perché l’amore diventa quella luce capace di illuminare il cammino e di indicare una direzione verso quell’eternità che tanto desidero, verso quella dimensione nella quale l’anima non sente più il peso delle proprie paure e può finalmente abbandonarsi alla leggerezza di un sentimento che non significa superficialità, ma profondità assoluta.

Amo per poter volare.

Amo perché volare significa sentire il cuore leggero, significa permettere al sentimento di non essere schiacciato dalla paura, dalla quotidianità, dalle responsabilità e da tutto ciò che lentamente può trasformare anche le emozioni più belle in qualcosa di abitudinario. Amo anche perché desidero essere ricambiato, desidero percepire nello sguardo, nel sorriso, nel modo di guardarmi, quella stessa emozione che cerco di trasmettere alla persona che ho accanto, perché c’è qualcosa di straordinariamente potente nel sentirsi guardati con lo stesso amore con il quale si guarda.

Amo. Mi piace amare.

E questo sentimento, in qualche modo, accompagna ogni mia esperienza, ogni mia sensazione, ogni mio dolore e ogni mia gioia, perché l’amore non è soltanto una parte della vita, ma può diventare quella forza attraverso la quale la vita stessa acquista un significato diverso. Ed è forse per questo che inseguo questo sentimento da tutta una vita, alla ricerca di quell’amore perfetto capace di elevare lo spirito verso altezze che ancora non conosco, ma che continuo a desiderare.

Eppure l’amore può cambiare.

Questa è forse una delle verità più difficili da accettare, perché possiamo credere che un sentimento durerà per sempre e poi accorgerci, lentamente, quasi senza sapere indicare il momento preciso in cui è accaduto, che qualcosa dentro di noi è mutato. L’amore può diventare più debole, più flebile, può perdere quella luminosità che aveva all’inizio e può portarci dentro una sorta di buio, dentro una prigione a cielo aperto nella quale continuiamo a vivere una relazione, una quotidianità, una storia, mentre dentro di noi qualcosa sembra chiedere disperatamente di essere ascoltato.

E allora quello stesso amore che credevamo eterno può trasformarsi in un cielo scuro, in un cielo pieno di nuvole cariche di una pioggia che lentamente si avvicina e che forse, prima o poi, diventerà inevitabilmente lacrima.

L’amore si trasforma, e forse si trasforma perché ci trasformiamo noi, perché la quotidianità modifica lentamente ciò che siamo, perché esiste una chimica dell’anima e del corpo che ancora non conosciamo fino in fondo, perché le persone cambiano, crescono, percorrono strade interiori differenti e talvolta si ritrovano a guardare nella stessa direzione con occhi completamente diversi.

E così può accadere che l’amore che credevamo di aver trovato per un’intera vita si trasformi lentamente in affetto, rispetto, riconoscenza, amicizia, e allora nasce quella domanda terribile che non riesce facilmente a trovare una risposta: è ancora amore oppure è diventato qualcosa di diverso?

È giusto?

È sbagliato?

E soprattutto, che cosa significa essere fedeli a un amore quando quell’amore dentro di noi non è più quello di prima?

Sono domande alle quali non riesco a dare una risposta definitiva, e forse proprio queste domande diventano a loro volta una prigione a cielo aperto, perché quando un amore cambia non cambia soltanto il sentimento, ma cambia anche tutto ciò che gli sta intorno. Cambia il passato, cambia il presente e improvvisamente anche il futuro appare diverso, quasi irriconoscibile.

E insieme alla trasformazione arriva spesso il senso di colpa, arriva la paura di far soffrire la persona che ci sta accanto, arriva la paura di distruggere qualcosa che per tanto tempo abbiamo considerato parte della nostra stessa identità, e allora ci chiediamo se sia possibile salvare quell’amore, se sia possibile ripristinarlo, se sia possibile tornare indietro e ritrovare quella scintilla primordiale dalla quale tutto era cominciato.

Possiamo forse ricoltivare un sentimento?

Possiamo nuovamente innaffiarlo, curarlo, nutrirlo, permettergli di trovare quella luce che aveva perduto?

E come possiamo comunicare un sentimento che è cambiato senza trasformare la verità in una lama capace di ferire proprio la persona che abbiamo amato?

Perché questo è forse uno dei drammi più profondi dell’amore: sapere che dire la verità può fare male, ma sapere anche che nasconderla può fare ancora più male, perché un sentimento trascinato nel tempo, quando dentro di noi è già cambiato, può trasformarsi lentamente in un’ombra, in una repressione permanente, in qualcosa che ci costringe a vivere contemporaneamente nel passato, nel presente e in un futuro che non abbiamo ancora avuto il coraggio di immaginare.

Un amore che cambia può diventare una porta che si chiude, ma quella stessa porta può anche aprirne un’altra.

Può diventare una nuova amicizia, un nuovo modo di volersi bene, un affetto diverso, più libero, più consapevole, capace di custodire ciò che è stato senza continuare a fingere che nulla sia cambiato.

Ma il futuro fa paura.

Fa paura perché non lo conosciamo e perché dietro quella porta possiamo trovare una gioia che oggi non siamo nemmeno capaci di immaginare, oppure una strada difficile, piena di sassi, di impervie, di buche e di nuova sofferenza. Ed è proprio questa paura che spesso ci impedisce di volare, ci impedisce di sognare un nuovo sentimento, un nuovo amore, forse ancora più intenso, perché nel timore di far soffrire qualcuno rischiamo di rinunciare a quella sublime emozione che per tutta la vita abbiamo cercato.

E allora l’amore diventa un’arma a doppio taglio, perché da una parte c’è il desiderio di non far soffrire la persona che ci sta accanto e dall’altra c’è il desiderio, altrettanto profondo, di ritrovare quella luce che dentro di noi continua a chiedere di essere ascoltata.

Come comportarsi davanti a tutto questo?

È una domanda alla quale non è facile rispondere.

Un amore che cambia può avere conseguenze drammatiche, può far sanguinare il cuore, può mettere in discussione un’intera esistenza, ma proprio perché l’amore è un sentimento così grande, proprio perché dovrebbe rappresentare qualcosa di autentico, penso che debba necessariamente incontrare la giustizia, l’onestà e la verità.

E allora mi domando: quando l’amore cambia, perché non comunicarlo?

Perché non parlarne?

Perché non avere il coraggio di cercare quella disperata luce che forse può condurci verso qualcosa di nuovo, di vero, di vivo?

Perché continuare a chiamare amore qualcosa che dentro di noi non sentiamo più nello stesso modo?

Forse perché abbiamo paura.

Paura del dolore, paura delle conseguenze, paura di distruggere ciò che abbiamo costruito, paura di ferire chi abbiamo accanto e paura, soprattutto, di scoprire che dopo quella verità dovremo ricominciare a vivere in modo completamente diverso.

Eppure credo che l’amore abbia bisogno della libertà.

Non della libertà intesa come egoismo o come fuga dalle responsabilità, ma della libertà di essere autentici, della libertà di vivere un sentimento senza doverlo nascondere a noi stessi, della libertà di guardare dentro la propria anima e togliere quei coperchi che abbiamo messo sopra quelle pentole che sono rimaste chiuse per troppo tempo e che non ci permettono più di capire che cosa stia realmente accadendo dentro di noi.

Perché scavare dentro noi stessi significa anche avere il coraggio di guardare ciò che non vorremmo vedere.
Significa accettare che un sentimento possa trasformarsi.

Significa accettare che una persona che abbiamo amato possa continuare a essere importante anche quando l’amore che proviamo non è più lo stesso.

E forse è proprio qui che l’amore raggiunge una delle sue forme più difficili e più profonde: quando riesce a trasformarsi senza diventare odio, quando riesce a cambiare senza cancellare il valore di ciò che è stato, quando riesce a lasciare andare senza trasformare il passato in qualcosa da rinnegare.
Un amore che cambia, e persino un amore che finisce, può allora diventare un nuovo cammino.

Un cammino che comincia dal dolore, certamente, ma che può trovare una direzione nuova proprio quando quel dolore viene compreso e vissuto attraverso l’amore per la verità, per la giustizia e per l’onestà.

E allora forse quel dolore non è più soltanto una fine.
Può diventare una nuova via.
Una nuova luce.
Un nuovo modo di amare.

Prima di tutto verso noi stessi, ma anche verso coloro ai quali quell’amore era originariamente destinato e che ora meritano di essere guardati con la stessa sincerità con la quale guardiamo dentro di noi.

Perché l’amore mutato diventa quasi un giudice, ma non un giudice che condanna: diventa quella voce interiore che ci conduce davanti alla verità e ci chiede di scegliere ciò che è moralmente, intellettualmente ed emotivamente più onesto.

E quella verità può fare paura.
Può farci tremare. Può cambiare un’intera vita.
Ma forse proprio per questo è una verità che deve essere ascoltata.
Perché non credo che un amore possa essere autentico quando viene trascinato soltanto per obbligo, per abitudine, per paura o per il timore di affrontare ciò che realmente sentiamo.

Un amore mutato può trasformarsi in affetto, in amicizia, in rispetto. Può continuare a custodire una parte della nostra storia e può permettere a ciò che è stato di non diventare una ferita distruttiva.

E forse, proprio quando smettiamo di incatenarlo a ciò che era, possiamo finalmente restituirgli la libertà.
La libertà di trasformarsi, di trovare nuova linfa, di cercare una nuova luce.
La libertà di aprire un nuovo percorso.

Perché l’amore, alla fine, non è soltanto il sentimento che ci fa desiderare di trattenere qualcuno.
È anche il coraggio di cercare la verità quando quella verità ci fa paura.
È la capacità di rispettare ciò che siamo stati, ciò che siamo diventati e ciò che ancora possiamo diventare.

E forse il vero amore non è quello che rimane immobile per tutta la vita, ma quello che, anche quando cambia, continua a cercare una forma di verità nella quale nessuno debba vivere prigioniero.

Perché amare significa vivere.

E vivere significa anche trasformarsi.

E quando l’amore cambia, forse la cosa più difficile non è capire se dobbiamo lasciarlo andare oppure salvarlo, ma trovare dentro di noi il coraggio di comprendere quale forma di amore possa ancora essere vera.
Perché soltanto ciò che è vero può essere veramente libero.

E soltanto ciò che è libero può continuare, in qualche modo, ad amare.

Christian B. 

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