La corredenzione della Vergine Maria.
La corredenzione della Vergine Maria.
È sufficiente consultare qualsiasi trattato di mariologia preconciliare, per rendersi conto dell’importanza che il concetto di corredenzione, applicato alla Vergine Maria, aveva assunto nel pensiero teologico per cinque secoli. I papi stessi avevano incoraggiato i teologi, così come i fedeli, a comprendere meglio questo titolo della Nostra Madre celeste. Basta per esserne convinti ricordare le parole dei papi, da Pio IX, il Papa dell’Immacolata Concezione, a Pio XII, il Papa della Gloriosa Assunzione della Madonna.
Pio IX
Nella bolla Ineffabilis Deus, che proclama il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854, Papa Pio IX scrive: «Ecco perché, proprio come Cristo, mediatore di Dio e degli uomini, avendo preso la natura umana, cancella il sigillo della sentenza che era contro di noi e la legò vittoriosamente alla croce, allo stesso modo la Santissima Vergine, unita a Lui da un legame stretto e indissolubile, con Lui e da Lui esercitando un’eterna inimicizia contro il serpente velenoso e trionfando completamente su questo nemico, gli ha schiacciato la testa con il suo piede immacolato». Se la parola redentrice non appare, l’idea e la sua realtà sono ben espresse.
Leone XIII
Numerosi testi di Papa Leone XIII esprimono allo stesso modo questa dottrina. Così nell’enciclica Supremi apostolatus officio (1883): «In effetti, la Vergine libera dalla contaminazione originale, scelta per essere la Madre di Dio, e proprio per questo associata a Lui nell’opera di salvezza del genere umano, gode con suo Figlio di un tale favore e potere che mai la natura umana e la natura angelica hanno potuto e possono ottenere».
In un’enciclica sul rosario, Jucunda semper (1894), lo stesso Papa insegna: «Accanto alla croce di Gesù c’era Maria, sua madre, accesa per noi di un’immensa carità, per accoglierci come figli , lei stessa offrì volentieri suo Figlio alla giustizia divina, morendo nel suo cuore con Lui, trafitta da una spada di dolore».
Nella costituzione apostolica Ubi primum (1898), sulla confraternita del Rosario: «Non appena, secondo il piano segreto della divina Provvidenza, siamo stati elevati alla cattedra suprema di Pietro …, il nostro pensiero è andato spontaneamente alla grande Madre di Dio e sua associata nella redenzione del genere umano».
Infine, nell’enciclica Adjutricem populi (1895), Leone XIII dà l’espressione più completa di questa corredenzione, associandola alla mediazione universale di Maria: «Perché da lì, secondo i disegni di Dio, cominciò a vegliare sulla Chiesa, aiutarci e proteggerci come Madre, così che dopo essere stata cooperatrice della Redenzione umana, è diventata anche, grazie al potere immenso che le è stato concesso, dispensatrice della grazia che scaturisce da questa Redenzione per tutti i tempi».
San Pio X
Questo santo papa ha ugualmente evocato la dottrina della corredenzione nella sua famosa enciclica Ad diem illum (1904), per il cinquantesimo anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione: «La conseguenza di questa comunità di sentimenti e sofferenze tra Maria e Gesù è che Maria “meritò legittimamente di diventare la riparatrice dell’umanità caduta” (De Excellentia Virginis Mariæ, c. IX), e quindi la dispensatrice di tutti i tesori che Gesù ha acquisito per noi con la sua morte e dal suo sangue». Il santo papa, a sua volta, sottolinea il legame tra la co-redenzione e la mediazione universale.
Durante il pontificato di questo glorioso papa, un decreto del Sant’Uffizio del 26 giugno 1913 elogiava «l’abitudine di aggiungere al nome di Gesù, quello di sua Madre, nostra corredentrice, la beata Vergine Maria». La stessa congregazione concesse l’indulgenza per la recitazione della preghiera in cui Maria viene chiamata “corredentrice del genere umano” il 22 gennaio 1914.
Benedetto XV
A sua volta, ha chiaramente parlato di questa dottrina, nella sua lettera dell’Inter solidacia: «Associandosi alla Passione e alla morte di suo Figlio, soffrì come se morisse lei stessa (…) per placare la giustizia divina; per quanto ha potuto, ha sacrificato suo Figlio, in modo che si possa giustamente dire che con Lui ha redento il genere umano. E, per questo motivo, tutti i tipi di grazie che attingiamo dal tesoro della redenzione vengono a noi, per così dire, dalle mani della dolorosa Vergine».
Pio XI
Dobbiamo innanzitutto citare la sua lettera Explorata res (2 febbraio 1923), in cui fa questo bellissimo elogio alla Madre del Cielo: «Costui non incorrerà in una morte eterna, colui che godrà soprattutto all’ultimo momento dell’assistenza della Beata Vergine. Questa opinione dei dottori della Chiesa, confermata dal sentimento del popolo cristiano e da una lunga esperienza, si basa soprattutto sul fatto che la dolorosa Vergine fu associata a Gesù Cristo nell’opera della Redenzione».
Ma soprattutto, è il primo papa ad usare il termine corredentrice. Nel suo messaggio ai pellegrini di Lourdes per il Giubileo della Redenzione, fece questa preghiera: «O Madre di pietà e misericordia, che assistetti il tuo dolce Figlio mentre compiva sull’altare della Croce la Redenzione dell’umanità come corredentrice e associata dei suoi dolori, mantieni in noi e aumenta ogni giorno, ti chiediamo, i preziosi frutti della sua redenzione e della tua compassione» (29 aprile 1935).
E nel Discorso ai pellegrini di Vicenza (30/11/1933), dichiarò chiaramente: «Il Redentore doveva, per forza di cose, associare sua Madre alla sua opera. Questo è il motivo per cui la invochiamo sotto il titolo di corredentrice». Ecco le sue parole:
Voi siete come mandati [a Roma] e raccomandati dalla Madonna di Monteberico, Signora della vostra regione, venerata in quel Santuario tanto famoso; inviati dunque della Vergine stessa, al centro della fede per arricchirvi dei tesori dell’Anno Santo della Redenzione in cui Ella ha tanta parte.
Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre Sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di CORREDENTRICE. Essa ci ha dato il Salvatore, l’ha allevato all’opera di Redenzione fino sotto la Croce dividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte in Gesù consumava la Redenzione di tutti gli uomini. E proprio sotto la Croce, negli ultimi istanti della Sua vita il Redentore la proclamava Madre nostra e Madre universale: Ecce filius tuus, diceva di S. Giovanni che rappresentava noi tutti; e nello stesso Apostolo eravamo ancora tutti noi a raccogliere le parole: Ecce Mater tua.
Voi, buoni fedeli, dunque siete venuti a celebrare con Noi il XIX Centenario non solo della Redenzione, ma anche della maternità universale di Maria, proclamata ufficialmente e solennemente con le parole stesse del Figlio di Dio nel momento particolarmente solenne della Sua morte; siete venuti a rendere anche questo tributo di pietà alla Vergine Madre di tutti gli uomini e che voi potete ben dire con orgoglio e con fierezza filiale Madre vostra in modo tutto particolare. (pubblicato su Maria nell’insegnamento dei Romani Pontefici, Edizioni Paoline, Roma, 1959, pp. 242-243).
Pio XII
Il pastore angelico ha ripetutamente descritto il fatto della corredenzione di Maria, anche se non usa il termine. Nell’enciclica Mystici corporis (1947) per esempio: «Fu infine Maria che, sopportando i suoi immensi dolori con un’anima piena di forza e fiducia, più di tutti i cristiani, vera regina dei martiri, completò ciò che mancava alle sofferenze di Cristo … “per il suo Corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24)».
Se il termine corredentrice non si trova sotto penna di questo papa, la dottrina è lì con tutta la chiarezza e lo sviluppo possibili. Lo si giudichi da questa citazione dall’enciclica Ad caeli Reginam (1954) sulla regalità di Maria: «Nel compimento della Redenzione, la Vergine Santissima è stata strettamente associata a Cristo (…) In effetti “Come Cristo per averci redenti, è nostro Signore e nostro Re a un titolo speciale, così anche la Vergine Santa è nostra Regina e sovrana a causa del modo unico in cui ha contribuito alla nostra Redenzione, dando la sua carne a suo Figlio e offrendola volontariamente per noi, desiderando, chiedendo e procurando la nostra salvezza in un modo molto speciale ”».
Dal discorso di Pio XI “Ecco di nuovo” ai pellegrini di Vicenza, 30 novembre 1933
• Voi siete come mandati [a Roma] e raccomandati dalla Madonna di Monteberico, Signora della vostra regione, venerata in quel Santuario tanto famoso; inviati dunque della Vergine stessa, al centro della fede per arricchirvi dei tesori dell’Anno Santo della Redenzione in cui Ella ha tanta parte.
Il Redentore non poteva, per necessità di cose, non associare la Madre Sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di CORREDENTRICE. Essa ci ha dato il Salvatore, l’ha allevato all’opera di Redenzione fino sotto la Croce dividendo con Lui i dolori dell’agonia e della morte in Gesù consumava la Redenzione di tutti gli uomini. E proprio sotto la Croce, negli ultimi istanti della Sua vita il Redentore la proclamava Madre nostra e Madre universale: Ecce filius tuus, diceva di S. Giovanni che rappresentava noi tutti; e nello stesso Apostolo eravamo ancora tutti noi a raccogliere le parole: Ecce Mater tua.
Voi, buoni fedeli, dunque siete venuti a celebrare con Noi il XIX Centenario non solo della Redenzione, ma anche della maternità universale di Maria, proclamata ufficialmente e solennemente con le parole stesse del Figlio di Dio nel momento particolarmente solenne della Sua morte; siete venuti a rendere anche questo tributo di pietà alla Vergine Madre di tutti gli uomini e che voi potete ben dire con orgoglio e con fierezza filiale Madre vostra in modo tutto particolare.
Maria nell’insegnamento dei Romani Pontefici, Edizioni Paoline, Roma, 1959, pp. 242-243.
Maria e il Santissimo Sacramento
“Ave verum Corpus natum de Maria Virgine” cantiamo con la Chiesa adorando il Santissimo Sacramento. Il Sacro Corpo di Cristo che riceviamo si è formato nel grembo dell’Immacolata, Corpo del suo corpo, Sangue del suo sangue. Senza la sua fiat, non ci sarebbe l’Eucaristia. Il Ringraziamento dopo la Santa Comunione è quindi anche un ringraziamento a lei come fonte di questo Santissimo Sacramento.
Maria è la creatura perfetta. Dio ha fatto tutto per lei: per lei ha creato il mondo, è innanzitutto per lei che è diventato uomo e si è sacrificato sulla Croce. Istituì la Santa Eucaristia prima di tutto per lei. Perché ha istituito questo sacramento?
Per amore: nutrire le anime nella loro fame, consolarci con la sua presenza durante il nostro esilio, per unirsi completamente e totalmente con noi.
Per amore di lei, per nutrirla nella sua fame di Dio, così che anche lei potesse nutrire i suoi figli attraverso Lui. Lei, più di ogni altro essere umano, ha sofferto di questo esilio ed è stata consumata dal desiderio del Signore.
Questo è il motivo per cui ha voluto istituire la sua presenza in questo modo soprattutto per lei, al fine di essere più intimamente unito a lei. Tutte le grazie che Dio voleva avvolgere in questo Sacramento, Maria per prima le ricevette nelle sue comunioni e da lì dovevano fluire nelle altre anime. Questo è il motivo per cui l’unico modo per ricevere pienamente le grazie della Santa Comunione e i frutti che ne derivano è unirsi ad essa per ricevere l’ostia. La Chiesa lo conferma quando applica a Maria le parole della Saggezza: “Venite, comedite panem meum et bibite vinum quod miscui vobis”, “Venite a mangiare il mio pane e bere il vino che ho preparato per voi”. Ci invita a mangiare “il suo pane”, quello che ha preparato per noi attraverso l’Incarnazione. Questo pane è Gesù, che all’altare, come sulla croce, è suo Figlio.
Ciò significa che Maria è la Mediatrice tra noi e la Santa Ostia. Le apparteniamo interamente e lei è sempre spiritualmente con noi.
Ecco perché, quando Cristo entra nella nostra anima, prima trova la “padrona di casa”, poi ci trova nascosti sotto il suo manto protettivo, nel suo cuore. La sua mediazione in quel momento è di grande importanza, perché l’Onnipotente compie il suo più grande atto d’amore, si umilia per prendere la forma dell’ostia, impegnando la sua onnipotenza a fare un’intera serie di miracoli, ognuno dei quali è più grande della stessa creazione del mondo. Ma noi lo riceviamo con tanta disattenzione, sonnolenza, indifferenza e distrazione! Non dovremmo temere che le nostre dichiarazioni d’amore e il nostro ringraziamento siano indegni di un Dio, superficiali e persino insufficienti, spesso pronunciate con una palese mancanza di profondità?
Ma ecco, l’Immacolata entra nei nostri cuori; lei ama Cristo più di tutte le creature. Attraverso la sua unione con lo Spirito Santo, ha il privilegio di amare Cristo con l’amore stesso di Dio. Questo è il motivo per cui, quando lo riceviamo, possiamo offrire a lui Maria prima di tutto, così da essere sicuri che il nostro miserabile cuore diventi gradito a lui attraverso la presenza spirituale della sua divina Madre in noi.
INOLTRE:
Papa san Giovanni Paolo II, 8 settembre 1982:
“Anche a voi, cari ammalati, giunga la mia parola affettuosa e l’invito a gioire per la nascita dell’Immacolata Madre di Dio. Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità. Voi lo sapete, il dolore se unito a quello del Redentore ha un grande ed insostituibile valore salvifico. Intuite, allora, la preziosità inestimabile della vostra grande missione, sulla quale invoco le consolazioni di Maria, le gioie più profonde che per voi ha preparato il suo purissimo Cuore di Madre”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19820908.html
Papa san Giovanni Paolo II, 4 novembre 1984:
“Alla Madonna – la Corredentrice – san Carlo si rivolge con accenti singolarmente rivelatori. Commentando lo smarrimento di Gesù dodicenne nel tempio, egli ricostruisce il dialogo interiore, che poté intercorrere tra la Madre e il Figlio, e soggiunge: “Sopporterai dolori ben più grandi, o Madre benedetta, e continuerai a vivere; ma la vita ti sarà mille volte più amara della morte. Vedrai consegnato nelle mani dei peccatori il tuo Figlio innocente . . . Lo vedrai brutalmente crocifisso, tra i ladri; vedrai il suo fianco santo trapassato dal crudele colpo di lancia; vedrai, infine, effondere il sangue che tu gli hai dato. E tuttavia non potrai morire!” (Omelia nel duomo di Milano la domenica dopo l’Epifania del 1584)”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1984/documents/hf_jp-ii_ang_19841104.html
Papa san Giovanni Paolo II, Angelus Domenica delle Palme 31 marzo 1985:
“La Chiesa vi dedica una particolare sollecitudine pastorale chiamando i fedeli alla mensa eucaristica, quale amorevole interprete dell’aspirazione del Signore: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi” (Lc 22, 14). Al desiderio del Redentore faccia generoso riscontro il desiderio nostro, auspice Maria, la corredentrice, alla quale eleviamo con piena effusione la nostra preghiera”.
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1985/documents/hf_jp-ii_ang_19850331.html
“Maria santissima, Corredentrice del genere umano accanto al suo Figlio, vi dia sempre coraggio e fiducia! E vi accompagni anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto!” (Giovanni Paolo II ai Pellegrini malati diretti a Lourdes, 24.3.1990) https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1990/march/documents/hf_jp-ii_spe_19900324_oftal.html
e ancora:
GIOVANNI PAOLO II – UDIENZA GENERALE – Mercoledi, 9 aprile 1997
Maria singolare cooperatrice della Redenzione ( Gv 19, 25-26).
• 1. Nel corso dei Secoli, la Chiesa ha riesaminato la collaborazione di Maria all’opera della salvezza, approfondendo l’analisi della sua associazione al sacrificio Redentore de Cristo. Già sant’Agostino attribuisce alla Vergine la qualifica di “cooperatrice” della Redenzione (cfr Sant’Agostino, De Sancta Virginitate , 6; PL 40, 399), titolo che sottolinea l’azione congiunta e subordinata di Maria a Cristo Redentore.
In questo senso s’è sviluppata la riflessione, soprattutto dal Quattrocento. Qualcuno ha temuto que si annuncia porre Maria sullo stesso pianoforte di Cristo. In realtà l’insegnamento della Chiesa sottolinea con chiarezza la differenza tra la Madre e il Figlio nell’opera della salvezza, illustrando la subordinazione della Vergine, in quanto cooperatrice, all’unico Redentore.
Del resto, l’apostolo Paolo, quando afferma: “Siamo collaboratori di Dio” ( 1 Cor 3, 9), mantiene l’effettiva possibilità per l’uomo di cooperare con Dios. La collaborazione dei credenti, che ovviamente esclude una garanzia con Lui, si esprime nell’annuncio del Vangelo e nel sostegno personale alla sua residenza nel cuore della sua vita.
• 2. Applicato a Maria, il termine “cooperatrice” assume, però, un significato specifico. La collaborazione dei cristiani salvezza si attua dopo l’evento del Calvario, di cui si impegna a diffondere i frutti attraverso la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l’evento questo è il titolo di mamma; si estende quindi alla totalità dell’opera salvifica di Cristo. Solo Lei è stata associarsi in questo modo all’offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini. In unione con Cristo e sotto Lui, ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all’intera umanità.
Il particolare ruolo di cooperatrice svolto dalla Vergine ha come fondamento la sua divina maternità. Portando Colui che era destinato a compiere la redenzione dell’uomo, nutrendolo, presentandolo al tempio, soffrendo con Lui morente in Croce “cooperò in modo speciale tutto all’opera del Salvatore” ( Lumen Gentium , 61). Anche la chiamata di Dio a collaborare all’opera della salvezza riguarda ogni essere umano, la partecipazione della Madre del Salvatore alla Redenzione dell’umanità rappresenta un fatto unico e irripetibile.
Nonostante la singolare condizione di tale condizione, Maria è anch’essa della salvezza destinataria. Ella è la prima redenzione, riscattata da Cristo “nella più sublime maniera” nella sua immacolata concezione (cfr Pio IX, Bolla “Ineffabilis Deus”, in Pio IX, Acta 1, 605) e piena della grazia dello Spirito Santo.
• 3. Tale affermazione porta ora a domandarci: qual è il significato di questa singolare collaborazione di Maria al piano della salvezza? Ciò è vicino ad una particolare intenzione di Dio nel confronto con la Madre del Redentore, che a tempo debito solenni, cioè a Cana e sotto la Croce, Gesù chiama col titolo di “Donna” (cfr Gv 2, 4; 19, 26 ). Maria è associata in quanto donna all’opera salvifica. Avendo creato l’uomo “maschio e femmina” (cfr Gn 1, 27), il Signore vuole affiancare, anche nella Redenzione, al Nuovo Adamo la Nuova Eva. La coppia dei progenitori aveva intrapreso la via del peccato; una nuova coppia, figlio di Dio con la collaborazione della Madre, avrebbe ristabilito il genere umano nella sua dignità originale.
Maria, Nuova Eva, divina così icona perfetta della Chiesa. Essa, nel disegno divino, rappresenta sotto la Croce l’umanità redenta che, bisognosa di salvezza, è resa capace di offrire un contributo allo sviluppo dell’opera salvifica.
• 4. Il Concilio ha tenuto presente che questa dottrina e la sua, sottolineando l’apporto della Santa Vergine non solo alla nascita del Redentore, ma anche alla vita del suo Corpo mistico lungo il corso dei secoli e fino all'”eschaton”: nella Chiesa Maria “ha collaborato” (cfr Lumen Gentium , 53) e “collabora” (cfr Lumen Gentium , 63) all’opera della salvezza. Nell’illustrare il mistero dell’Annunciazione, il Concilio ha affermato che la Vergine di Nazaret, «accettando la volontà salvifica di Dio, si consacrò totalmente come Ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo il mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio omnipotente» ( Lumen Gentium , 56).
Il Vaticano II, inoltre, presenta Maria non solo come la “madre del Redentore”, ma quale “compagna generosa del tutto eccezionale”, che collabora “in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la Speranza e amore ardente”. Ricorda, altresì, che sublime frutto di questa cooperazione alla maternità universale: “Per questo diventò per noi madre nell’order della grazia” ( Lumen Gentium , 61).
Alla Vergine Santa dunque possiamo rivolgerci con fiducia, implorando l’affidabilità del singolare a Lei affidato da Dio, il ruolo di cooperatrice della Redenzione, da Lei esercitato in tutta la vita e, in particolare, ai piedi della Croce.
“Fu in ogni tempo lodevolissimo ed inviolabile costume del popolo cattolico ricorrere nei trepidi e dubbiosi eventi a Maria e rifugiarsi nella sua materna bontà. Ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore. E poiché la gioia per Lei più gradita è quella di aiutare e consolare ogni singolo fedele che invochi il suo soccorso, non vi può essere dubbio che Ella voglia molto più volentieri accogliere, anzi esulti nel soddisfare i voti di tutta la Chiesa.”
(Leone XIII – enc. Supremi Apostolatus sulla devozione del Santo Rosario e le indulgenze – 1°settembre 1883)
https://cooperatores-veritatis.org/2022/02/28/leone-xiii-maria-corredentrice-del-genere-umano-enciclica-supremi-apostolatus/
«O Madre di pietà e misericordia, che assistetti il tuo dolce Figlio mentre compiva sull’altare della Croce la Redenzione dell’umanità come CORREDENTRICE e associata dei suoi dolori, mantieni in noi e aumenta ogni giorno, ti chiediamo, i preziosi frutti della sua redenzione e della TUA COMPASSIONE»
(Pio XI, 29 aprile 1935)
MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE.
Nella Sacra Scrittura
Nell’Antico Testamento è simboleggiata: – dall’arca di Noè, – dal vello di Gedeone; è prefigurata nella sposa del Cantico dei Cantici, in Giuditta, in Ester.
Nel passo chiamato “Proto-evangelo” si legge: «Io porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua. Essa ti schiaccerà il capo, e tu le insidierai il calcagno»
( Gn. 3, 16. )
Nei primi secoli della Chiesa
Il primo che usò il Titolo di Mediatrice, applicato alla Madonna è stato S. Efrem (373): “Vi esorto, Mediatrice del mondo, invoco l’immediatezza della protezione nella mia necessità.” ( Nel suo IV Sermone sulla Madonna, che egli chiama “Dispensatrice di tutti i doni … Mediatrice del mondo intero” ) [4]
Un Padre del Concilio di Efeso, Antipatro di Bostra, ha scritto, ” Ti saluto, tu che hai accettato di intercedere come Mediatrice per l’umanità.” ( In S. Joannem Bapt., PG, 1772C) [5] .
S. Andrea di Creta (660-740) si riferisce a Maria come “Mediatrice tra la Grazia e la legge” e che ” Ella è la mediazione tra la sublimità di Dio e la abiezione della carne”. Garrigou-Lagrange cita numerosi altri riferimenti:
Il Venerabile Beda ( Homil. 10 in Festo Annunc. E hom. I ; PL, t. XCIV, col. 91, 16) cita Maria Mediatrice in una Omelia sull’Annunciazione.
S. Andrea di Creta chiama Maria Mediatrice di grazia, dispensatrice e causa di vita ( In Nativit. BM, hom. IV, in Dormit. SM, III; PG. t. XCVII, cols. 813 e 1108) S. Germano di Costantinopoli, dice che nessuno è stato salvato senza la cooperazione della Madre di Dio ( In Dormit. BM, PG, t. LXXXVI, c. 349).
Il titolo di Mediatrice è dato inoltre da San Giovanni Damasceno, che afferma che dobbiamo a Lei tutti i vantaggi conferiti a noi da Gesù ( In Dormit. BM, hom. 1, 3, 8, 12, 11, 16; PG, t. XCVI, cols. 705, 713, 717, 744).
Nel 9 ° secolo, si trova in San Pier Damiani un insegnamento in cui “non si realizza un opera della nostra Redenzione senza di Lei “( Serm. 15; PL. t. CXLIV, cols. CXXIX, cols. 741 ).
L’insegnamento di S. Anselmo (Orat. 47, 52; PL, t. CXLIII, cols. 741, 743), Eadmer ( 1060- 1125 ), e San Bernardo nel 12 ° secolo, è lo stesso. ” [6]
Altri Santi su Maria Mediatrice.
San Cirillo di Alessandria: “Ave Maria Theotokos, venerabile tesoro di tutto il mondo, luce inestinguibile, corona della verginità, scettro di ortodossia, tempio indistruttibile, che contiene l’incontenibile … è attraverso di Te che la Santa Trinità è glorificata e adorata, attraverso di Te la preziosa Croce è adorata e venerata in tutto il mondo, attraverso di Te è in cielo, gioia; gli angeli e gli arcangeli si rallegrano del fatto che i demoni sono messi in fuga, attraverso di Te il tentatore, il diavolo è cacciato dal cielo, attraverso di Te la caduta creatura è sollevata fino al cielo, attraverso di Te tutta la creazione, una volta imprigionata nella idolatria, ha raggiunto la conoscenza della verità, che i fedeli ottengono il Battesimo e l’olio di gioia, le Chiese sono state fondate in tutto il mondo, i popoli sono guidati alla conversione “. [7]
S. Germano: la Madonna è “veramente una buona Mediatrice di tutti i peccatori.” (Hom. in Dormitorio. II, PG 98, 321, 352-3 ).
San Tarasio di Costantinopoli: la Madonna è “la Mediatrice di tutti coloro che sono sotto il cielo.” (In SS. Deiparae Praesentionem. PG 98, 1499). ” [8]
San Bernardo di Chiaravalle parla di Maria come ” Gratiae inventrix, Mediatrix, salutis restauratrix saeculorum”. [9]
“Dio ha voluto che non si dovrebbe avere qualcosa che non passi attraverso le mani di Maria.” ( Hom. III in vig. Nativit ., n. 10, PL 183, 100) (Hom. III Vig. Nativit., N. 10, PL 183, 100). “Dio ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, in modo da farci capire che non vi è alcuna traccia di speranza in noi, alcuna traccia di grazia, qualsiasi traccia di salvezza, che non scaturisca da Lei.”. [10]
“Dio avrebbe potuto donare le sue grazie senza fare uso di questo acquedotto ( Maria ), ma è stato il desiderio di fornire questo strumento attraverso il quale raggiungere la grazia di Lei.” [11]
Sant’Alberto Magno: “A lei [Maria] è stato dato solo questo privilegio, cioè, una comunicazione nella Passione; il suo Figlio ha voluto comunicare i meriti della Passione, in modo che Egli potrebbe dare la sua ricompensa, e al fine di fare di Lei una partecipe del beneficio della Redenzione. Egli ha voluto che fosse partecipe della pena della Passione, nella misura in cui essa potrebbe diventare la Madre di tutti attraverso la ri-creazione, come anche Lei è stata la Coadiutrice della Redenzione dal suo essere associata alla Passione. E proprio come il mondo intero è legato a Dio con la sua suprema Passione, così è anche legato alla Signora di tutti con la sua co-passione “. ( Mariale, Opera omnia, v. 37, D. 150, p. 219). “… Ogni grazia passa attraverso le mani di Maria.” [12]
“La Beata Vergine è molto correttamente chiamata ‘ Porta del cielo,’ ed ogni grazia increata non è mai venuta o verrà mai in questo mondo se non attraverso Lei”
( Mariale 147)
San Tommaso d’Aquino scrive, ” Maria è tutta la speranza della nostra salvezza” [13] e “Con l’intercessione di Maria, tutte le anime sono in Paradiso e non sarebbero lì se non fosse intervenuta per loro, poichè Dio le ha affidato le chiavi e i tesori del Regno dei cieli”. [14]
San Gregorio Palamas: ” Ogni dono divino può raggiungere angeli o uomini e salvare attraverso la sua mediazione. Come non si può godere la luce di una lampada senza il tramite di questa lampada, così ogni movimento verso Dio, ogni impulso verso il bene proveniente da Lui è realizzato attraverso la mediazione della Vergine.” Essa non cessa di diffondere le attenzioni su tutte le creature … “. [15]
Teofane di Nicea: “[Maria] è il distributore di tutti i prodigiosi increati doni del Divino Spirito a coloro che Cristo rende fratelli e co-eredi, non solo perché è la concessione dei doni del suo Figlio, ai suoi naturali fratelli nella grazia, ma anche perché è a questi dona loro come propri veri figli, generati non da vincoli di natura, ma di grazia “. [16]
San Lugi di Montfort: “A Maria, sua Sposa fedele, lo Spirito Santo di Dio ha comunicato i suoi indicibili doni, e ha ha voluto che fosse la dispensatrice di tutto ciò che possiede, in ciò che distribuisce a chi vuole, per quanto vuole, come lei vuole e quando vuole, tutti i suoi doni di grazia. Non c’è celeste Dono dello Spirito Santo agli uomini, che non passi attraverso la sua verginale mani. ” [17] “… Maria è stata designata per essere tesoriera della sua ricchezza, della sua grazia: Distributore, Funzionario della grandezza dei suoi miracoli, restauratrice del genere umano, Mediatrice degli uomini, distruttrice dei nemici di Dio e fedele compagna di grandi opere e trionfi. “(WG 28).
S. Alfonso de’Liguori: “Dio, che ci ha dato Gesù Cristo, vuole che tutte le grazie che sono state, che sono, e saranno dispensate agli uomini fino alla fine del mondo per i meriti di Gesù Cristo, devono essere dispensate dalle mani e attraverso l’intercessione di Maria. “(Le Glorie di Maria, cap. 5).
Contro la tesi che questa dottrina è ” una pia esagerazione, ” S. Alfonso ha risposto: “Io considero come indubbiamente vero che tutte le grazie sono dispensate da Maria”. [18]
San Giovanni Vianney: ” Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna: la grazia non viene dal cielo, senza passare attraverso le mani di Maria.
Non si può andare in una casa senza parlare con il portiere. Ebbene, la Santa Vergine è la portiera del cielo “.
San Pier Giuliano Eymard: ” L’uomo è stato indegno di ricevere direttamente la Parola di Dio, così Maria è stata la nostra Mediatrice con l’incarnazione, e Lei continua a esercitare tale funzione. Nessuno viene a conoscenza di Gesù Cristo e abbraccia la sua santa Legge, se non attraverso di Lei; non si ottiene il dono della Fede, senza le sue preghiere. La sua missione, a cui Lei è sempre fedele, è quello di dare a noi Gesù. Egli deve essere ricevuto dalle sue mani, e invano si cerca Lui altrove. ” [19]
La Tradizione Francescana
L’Ordine Francescano , che si è battuto per il Dogma della Immacolata Concezione attraverso il teologo Duns Scoto, ha tanti Santi che hanno promosso la devozione a Maria, Mediatrice di tutte le grazie:
San Francesco d’Assisi: “Comando a tutti i miei fratelli, quelli che vivono oggi, e quelli a venire in futuro, di venerare la Santa Madre di Dio; poichè dobbiamo sempre implorare la nostra Protettrice, e lodarLa in ogni momento, in tutte le circostanze della vita, con tutti i mezzi in nostro potere e con la massima devozione e presentazione. ” [30]
San Bonaventura: “Nessuno può entrare in cielo, se non per mezzo di Maria, entrando attraverso un cancello.” [31]
“Noi crediamo che Maria si apre l’abisso della misericordia di Dio a chi si vuole, quando vuole e come vuole lei, così che non vi è tuttavia grande peccatore che si perde se Maria lo protegge”. [32]
San Bernardino da Siena: “Maria è la Dispensatrice di tutte le grazie di Dio per l’uomo.” [33] Questo è il processo della grazia divina: a partire da Dio, sono il flusso di Cristo, da Cristo alla sua Madre, e da lei alla Chiesa …. io non esito a dire che Lei ha ricevuto una certa giurisdizione su tutte le grazie .. .. che sono amministrate attraverso le sue mani ….” ( Sermone de Nativitate BMV V, cap. 8: op. omn., v. 4, p. 96).
San Massimiliano Kolbe:
“Fino ad oggi il nostro rapporto, all’interno di tutto il regime della Redenzione, a Maria, la Co- Redentrice Dispensatrice di tutte le Grazie, non è stata pienamente e totalmente comprensibile. Ma nel nostro tempo la fede nella sua mediazione cresce di giorno in giorno.” [34]
“Come la Madre di Gesù, nostro Salvatore, Maria è stata la Co-Redentrice della razza umana, come Sposa dello Spirito Santo, che condivide nella distribuzione di tutte le grazie”. [35] “Quando riflettiamo su queste due verità: che provengono da tutte le grazie dal Padre, dal Figlio e dello Spirito Santo, e che la nostra santa Madre Maria è, per così dire, uno con lo Spirito Santo, si è spinti a concludere che questa Santissima Madre è l’intermediario con il quale tutte le grazie a noi.
(Conf. Sept 25, 1937) ” [36]. “L’unione tra lo Spirito Santo e la Vergine Immacolata è così grande che lo Spirito Santo non influenza le anime, che attraverso la sua Mediazione. Dove Ella è la Mediatrice di tutte le Grazie, divenuta la vera Madre della Divina Grazia, Regina degli Angeli e dei Santi, Guida dei cristiani e Rifugio dei peccatori “. [37] “I Padri e Dottori della Chiesa insegnano che Lei, la seconda Eva, ha corretto ciò che la prima Eva ha guastato, e che Lei è un canale della Divina Grazia, la nostra speranza e rifugio, e che attraverso di Lei abbiamo ricevuto da Dio la grazia. Papa Leone XIII nella sua Enciclica sul Rosario (22 settembre 1891) sottolinea: “E ‘consentito di affermare che da quel generoso tesoro di grazie che il Signore ci ha portato … nulla è dato a noi se non per mezzo di Maria, perché Dio ha voluto così si ‘ “. [38]
I Papi
Benedetto XIV: Bolla “Gloriosae Domina” (27. 09. 1748);
Pio VII: “Privilegi alla Chiesa dell’Annunziata di Firenze”, 1806
Papa Leone XIII
Nella prima delle sue Encicliche sul Rosario, Supremi Apostolatus (1883), Papa Leone XIII chiama la Madonna ” Custode della nostra pace e Dispensatrice di grazie celesti.” L’anno seguente la sua Enciclica Superiore anno parla di preghiere presentate a Dio “attraverso la sua che ha scelto di essere la distributrice di tutte le grazie celesti.” [21] Ma è forse in Octobri mense (1891) che Sua Santità fa una più forte esposizione di questa dottrina: “Con parità di verità si può affermare che, per volontà di Dio, nulla dell’ immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ha accumulato, viene a noi se non per mezzo di Maria …. Come grandi sono la sapienza e la misericordia, rivelato in questo disegno di Dio, Maria è la nostra intermediaria per la gloria; è la potente Madre di Dio onnipotente …. Questo disegno realizzato dalla Misericordia di Dio in Maria e confermato dal Testamento di Cristo (Gv. 19:26 -27), si è capito fin dall’inizio ed è stato accettato con grande gioia dai santi Apostoli e dei primi credenti. E ‘stata anche la fede e l’insegnamento del venerabile Padri della Chiesa.
Tutti i popoli cristiani di ogni età l’hanno accettata all’unanimità. … Non vi è alcuna altra ragione per questo di una fede divina. “
Armand Robischaud comprende quattro osservazioni su questa Dichiarazione di Papa Leone XIII:
la verità che propone Sua Santità, è che per volontà di Dio la Madonna ha questo ruolo, che la sua Enciclica è indirizzata a tutta la Chiesa; che Egli lancia un appello di universale convinzione della Chiesa, dal tempo degli Apostoli, che questa verità è implicita nella Sacra Scrittura, attraverso l’Annunciazione e le parole di Cristo dalla Croce indirizzate alla sua Santa Madre e San Giovanni. [20]
Robischaud scrive, “Al momento non sappiamo di teologo cattolico serio che metta in dubbio la verità della universale Mediazione di Maria, nel senso già spiegato, ed è sicuro di dire che la stragrande maggioranza di essi ritengono sufficientemente giustificata dalle fonti di essere definita dalla Chiesa. ” Egli è inoltre del parere che la Dottrina della Mediazione universale di grazie della Madonna deve essere classificata come de fide divina ex ordinario Magisterio.
Questa conclusione, egli afferma, è basata in particolare sull’Enciclica di Papa Leone XIII Octobri mense. [21]–
Papa Benedetto XV scrivendo al Cardinale Gasparri il 27 aprile 1917, afferma: ” Dal momento che tutte le grazie che l’Autore di ogni bene i disegni a conferire su i poveri sono i discendenti di Adamo, dal favorevole disegno della Provvidenza divina, la dispensa per le mani della Vergine santissima, … ” [22]
In una allocuzione, dopo la solenne lettura del Decreto di approvazione dei due miracoli per la canonizzazione di S. Giovanna d’Arco, Benedetto XV ha risposto alla obiezione del promotore della fede per la sua Causa, che ha obiettato che uno dei due miracoli dovrebbe essere attribuito alla Madonna.
Sua Santità afferma: “Se in ogni miracolo dobbiamo riconoscere la Mediazione di Maria, per mezzo della quale, secondo la volontà di Dio, ogni grazia e benedizione per noi, si deve ammettere che, nel caso di uno di questi miracoli, la mediazione della Beata Vergine si è manifestata in un modo molto speciale.
Noi crediamo che Dio ha tanto smaltito il problema al fine di ricordare ai fedeli che il ricordo di Maria non deve mai essere escluso, anche se può sembrare che un miracolo è quello di essere attribuiti alla intercessione o la mediazione di uno dei Beati o uno dei Santi “. [23]
Benedetto XV, nella Lettera apostolica Inter Sodalicia ( 1918 ), scrive: ” Si può davvero affermare che, insieme con Cristo Maria ha redento il genere umano.
Per questo motivo, ogni tipo di grazia che riceviamo dal tesoro della Redenzione è amministrata come si trattasse attraverso le mani della Vergine Addolorata stessa … ” (22 marzo 1918, AAS 10, 1918, 182). Nel 1921 istituisce la Festa di Maria Mediatrice di tutte Grazie.
Nella Enciclica Ad Diem Illum Laetissimum, Papa Pio X scrive che ” E’ da questa compagnia nel dolore e nella sofferenza già evocato tra la Madre e il Figlio, che è stato consentito alla Vergine di essere la più potente Mediatrice e Avvocata di tutto il mondo con il suo Divin Figlio. “
Papa Pio XI, nel 1924 nella Lettera apostolica Exstat in civitate, afferma: “E ‘chiaro che molti Romani Pontefici hanno suscitato devozione tra le nazioni alla più clemente Madre, la Vergine Maria, Consolatrice degli afflitti, e Tesoriera di tutte le grazie di Dio “. (Feb. 1, 1924, AAS 16 1924, 152)
Nel 1926 ha proclamato: ” Noi, a cui nulla è più caro che la devozione del popolo cristiano essere suscitato più e più verso la Vergine, che è la Tesoriera di tutte le grazie a Dio, credo che si debba accondiscendere a questi desideri. ” (Pio XI, Lettera Apostolica, Cognitum sane, gennaio 14, 1926, AAS 18, 1926, 213)
Papa Pio XII: “Per l’Amato Madre di Dio, Mediatrice di grazia celeste, Affidiamo i sacerdoti del mondo intero …” [24]
Inoltre, in un Decreto della Sacra Congregazione dei Riti riconoscendo i miracoli per la canonizzazione di San Luigi de Montfort, Papa Pio XII invita a ricordare la Tradizione della Chiesa e la dottrina dei teologi in quel momento: “Raccoglie insieme la Tradizione dei Padri .San Bernardo, il Dottore Mellifluo, insegna che Dio vuole dare tutto a noi per mezzo di Maria. Su questa pia e salutare dottrina tutti i teologi, al momento attuale, sono in comune accordo”. [25]
Giovanni XXIII e Paolo VI: I Padri del Concilio e i suoi Presidenti istituzionali, Giovanni XXIII e Paolo VI, ritennero che non fosse il caso di procedere a nuove definizioni dogmatiche: conclusione maturata in un processo di riflessione e di preghiera che vide impegnati in prima linea Giovanni XXIII, Paolo VI e la Commissione teologica del Concilio. Perché richieste di nuovi dogmi mariani erano giunte alla Commissione preparatoria del Vaticano II.
Il titolo di Mediatrice, ad esempio, è stato inteso lungo i secoli ed è inteso tuttora in modo notevolmente diverso. Basta prendere in mano i manuali di Mariologia degli ultimi anni – dal 1987 ad oggi ne sono usciti una ventina – per constatare che la Mediazione della beata Vergine è trattata dai teologi in maniera contrastante nell’impostazione, nella valutazione dottrinale, nella determinazione del campo in cui essa viene esercitata, nel raffronto con la mediazione di Cristo e dello Spirito Santo. A prescindere da ogni altra considerazione, nel caso della Mediazione di Maria si è davanti, per quanto concerne molti aspetti di essa, a una “quaestio disputata”, si è lontani cioè da quella sostanziale unanimità teologica che, in relazione a ogni questione dottrinale, è il preludio necessario per procedere ad una definizione dogmatica.
Giovanni Paolo II:nell’Enciclica Redemptoris Mater, nn. 44-47, concepisce la “Mediazione mariana” quale “Mediazione materna”, la inquadra nella trattazione della maternità spirituale e vede in essa l’espressione più alta della sua cooperazione all’opera della salvezza.
Benedetto XVI: Uno degli aspetti caratterizzanti dell’Enciclica Deus caritas est è il reciproco richiamo che si fanno l’amore e la carità, espressione quest’ultima della novità cristiana dell’amore. Veramente bella è la conclusione tutta mariana dell’Enciclica. La Vergine Maria viene indicata come specchio di ogni santità e modello di servizio di carità. Ella ci insegna che solo quando si fa spazio a Dio, incontrato nella preghiera che nel servizio al prossimo, il mondo diventa buono.
Alla sua bontà materna, come alla sua purezza e bellezza verginale, si rivolgono gli uomini di tutti i tempi e di tutte le parti del mondo nelle loro necessità e speranze, nelle loro gioie e sofferenze, nelle loro solitudini come anche nella condivisione comunitaria. Le testimonianze di gratitudine, a lei tributate in tutti i continenti e in tutte le culture, sono il riconoscimento di quell’amore puro che non cerca se stesso, ma semplicemente vuole il bene.
La devozione dei fedeli mostra, al contempo, l’intuizione infallibile di come un tale amore sia possibile.
Chi beve alla fonte dell’amore di Dio diventa egli stesso una sorgente « da cui sgorgano fiumi di acqua viva » (cfr Gv 7, 38).
«Non c’è frutto della Grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la Mediazione di Nostra Signora»
(Omelia per la canonizzazione di fra Antônio de Sant’Ana Galvão 11-05-2007).
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