Oltre la tempesta.

Sono ancora terribilmente combattuto tra sensazioni che vogliono trascinarmi là dove non voglio andare, verso quella malinconia che, in qualche modo, cerca di trascinarmi verso una chiusura del cuore, rivolta ad un'autoprotezione, ad una forma di difesa per cercare di non soffrire più. Come se rimanere lontano da una certa realtà potesse farmi sentire meno quel peso che grava sulle spalle, quelle spalle che hanno sopportato un certo carico per troppi anni.

Ma poi accade che qualcosa di più forte di me, qualcosa di intrinsecamente e indissolubilmente legato alla mia anima, in qualche maniera cominci a dialogare con il mio cuore, attraverso la mia mente, ed immagini di pace, soavi e fatte di tenere e dolci emozioni, comincino a spingere il mio sguardo verso quella realtà che, fino a qualche attimo prima, non volevo vedere. Quella luce che è dentro di noi comincia così a manifestarsi nella realtà che ci circonda, e finalmente riesco a vedere le cose per come i miei occhi vogliono davvero osservarle.

Ognuno di noi si trova ad affrontare momenti di vera tristezza e malinconia, ognuno di noi trova conforto in quel dolore che vuole cullarci in un finto abbraccio, ognuno di noi cerca nelle lacrime una sorta di carezza, quasi che quel dolore, proprio perché conosciuto, possa diventare paradossalmente più rassicurante di una realtà che non sappiamo ancora come affrontare.

Ma poi accade che, inevitabilmente, quella meravigliosa sensazione di vivere diventi così trascinante che la luce, in qualche modo, cominci ad avvolgerci, trasportandoci verso quelle emozioni che, prendendoci per mano, ci accompagnano, passo dopo passo, verso quell'orizzonte fatto di una pace e di una serenità inaspettate e che credevamo irraggiungibili.

Questa è la storia della mia vita, della mia spiritualità, della mia fede, una lotta continua contro quel qualcosa che, attraverso dispiaceri, dolori ed imprevisti, vuole provare a farmi tornare verso quel buio dal quale, in passato, ho rischiato di non uscire più, avvolto da una forma di oscurità e da ombre quasi diaboliche che sembravano avere la capacità di insinuarsi lentamente dentro di me, fino a farmi credere che quella condizione fosse diventata la mia unica realtà possibile.

E così, quasi come in un rituale diabolico, mi trovo a dovermi districare, a lottare, a combattere contro un susseguirsi di stati d'animo che cercano di sovrastarmi, che vogliono trascinarmi via, ancora e ancora, cercando di convincermi che arrendersi sia più semplice che continuare a combattere.

E così proprio in quel momento, nel momento in cui i dubbi su un amore che mi tiene a galla da una vita, dubbi che vogliono portarmi lontano da quella che considero una delle mie più grandi certezze, si accompagnano ad un tragico episodio che mi coinvolge direttamente attraverso ciò che ho di più caro nella mia vita, un incidente in moto di mio figlio, con conseguenze anche economiche disastrose, capaci di piegare le ginocchia anche dei più forti, mentre la situazione già precaria di una famiglia numerosa che sopravvive con difficoltà ad un mondo che chiede sempre di più diventa un peso che, per un padre che si sente la colonna portante di un intero sistema fatto di amore, fiducia, comprensione e forza, comincia inevitabilmente a sgretolarsi.

Sì, perché quando le tempeste arrivano, arrivano con tutta la loro potenza distruttiva, colpiscono ogni cosa e ogni punto di riferimento viene meno, ogni punto di ancoraggio si sgretola e la terra sulla quale poggiavamo, ben saldi, i nostri piedi, comincia a sbriciolarsi sotto di noi. Tutto diventa instabile, tutto sembra perdere quella forma di sicurezza alla quale eravamo abituati e che, fino a poco prima, ci permetteva di affrontare la quotidianità senza domandarci continuamente quanto ancora avremmo potuto sopportare.

E così l'unica certezza diventa quell'ombra che vuole prendere il sopravvento attraverso un malinconico scoraggiamento, attraverso una sorta di arrendevole resa che diventa quasi l'unica via percorribile, lasciandosi vivere e trascinare da quegli eventi che credevamo incontrollabili, ingestibili e troppo grandi per poter essere affrontati con le nostre sole forze.

Quel sole che ci scaldava e illuminava quei passi quotidiani diventa improvvisamente invisibile, lontano, impercettibile, quasi assente, e sembra quasi che quella luce che avevamo sentito così vicina per tanto tempo abbia deciso improvvisamente di allontanarsi proprio nel momento in cui avremmo avuto più bisogno di lei.

Ma poi accade che una forza dimenticata, un'energia che avevamo voluto scordare, un'indole che ci accompagna da tutta una vita, un'empatia che ci guida in ogni scelta, un amore che ha sempre direzionato ogni nostra scelta, diventino quella scintilla che ancora riusciamo a percepire, a scorgere in quella tempesta che vuole piegarci, abbatterci come alberi con radici ancora poco profonde.

Non è questione soltanto di fede, di religione, di percorsi che abbiamo intrapreso, ma di qualcosa di più ancestrale, di più elevato, che improvvisamente ci tende una mano, per qualche motivo che ancora voglio comprendere, ma che in qualche modo ci fa scorgere, proprio in quel raggio di sole che il giorno prima non aveva più alcun potere su di noi, un braccio, una mano che ci viene tesa.

È proprio in quel momento che il nostro libero arbitrio, la nostra vera forza nascosta in qualche anfratto del cuore, quella energia vitale che ci ha sempre guidato nei momenti giusti, quella gioia alla vita che è riuscita a strapparmi un sorriso negli occhi anche quando sembrava non esserci via d'uscita, diventano parti essenziali di una reazione improvvisa e inaspettata che dona quella speranza capace di ricordarmi qualcosa che, in realtà, non avevo mai scordato: che la vita è meravigliosa.

La vita è incredibilmente bella e piena di momenti, di istanti che valgono il suo peso, e improvvisamente ogni cosa diventa leggera, affrontabile, priva di quel peso che vorrebbe trascinarmi verso il basso. La quotidianità non è più una punizione, una dannata abitudine, una prigione a cielo aperto, ma assume una sembianza diversa, quasi che qualcosa dentro di me abbia finalmente modificato il modo attraverso il quale guardarla.

Ogni giorno diventa un dono, ogni prova un passo da fare, ogni ombra un semplice riflesso prodotto da quella luce che illumina qualcosa di bello, ogni dolore un'occasione per donare più amore, perché forse non sono realmente gli avvenimenti a cambiare, ma è il modo attraverso il quale decidiamo di guardarli che permette loro di assumere un significato completamente diverso.

Ognuno di noi passa momenti terribili, momenti nei quali il terreno su cui camminiamo diventa fragile e instabile, ma esiste qualcosa che, in qualche maniera, mi tiene sempre in equilibrio tra quelle crepe che vogliono farmi cadere, che vogliono farmi precipitare verso un abisso che, invece, voglio soltanto osservare dall'alto, per permettermi di ricordare dove rischierei di cadere se decidessi di arrendermi.

E così la nostra indole, la nostra forza innata, il nostro desiderio di vita e di gioia diventano così forti che, solo in questi frangenti, è possibile comprendere l'esistenza di un'energia primordiale che noi chiamiamo Dio e che io chiamo Eterna Sorgente di Vita, che, insita in noi attraverso quella scintilla divina, se accettata e accolta, diventa quella inarrestabile forza che caratterizza ognuno di noi.

E così quei dubbi si dissipano in un istante, quel dolore per un incidente diventa speranza, quel problema economico diventa una sfida da vincere, quella sensazione di buio e dolore diventa il riflesso in uno specchio che ora mostra alle nostre spalle un paesaggio infinito, dalle prospettive che non volevamo vedere e che, proprio perché non volevamo guardarle, avevamo finito per dimenticare che esistessero.

Quella quotidianità è diventata una preghiera, le tempeste sono diventate occasioni di preghiera, il dolore un'emozione che ci riporta verso la compassione, la tristezza una sfumatura di una gioia che sappiamo esistere, quella debolezza un semplice calo di quella forza che ci tiene, nonostante tutto, ancora in piedi.

E così Dio prende finalmente vita in quegli infiniti momenti reali che diventano quel dialogo infinito che abbiamo con quella Sorgente che nasce dal nostro cuore, dalla nostra mente, da quella nostra anima che non ha mai smesso di sperare, nemmeno quando noi stessi abbiamo cercato di convincerci che forse non valesse più la pena farlo.

Le avversità diventano così vissute come occasioni di lotta, di quel combattimento interiore che vuole insegnarci qualcosa ogni volta, quell'insegnamento che si trasforma in quel dialogo divino che, solo attraverso la consapevole accettazione che la vita è fatta anche di queste cose, diventa una costruttiva autoanalisi, un modo per osservare quel mondo interiore che inevitabilmente si riflette su quel mondo esteriore che possiamo decidere se vivere passivamente o attivamente.

Piccoli passi che diventano enormi salti verso un futuro che non possiamo controllare, ma che possiamo sicuramente assecondare e accettare attraverso la nostra completa presa di coscienza, comprendendo che non siamo pedine di un divenire che può fare di noi quello che vuole, ma che possiamo diventare attori protagonisti in quello spettacolo della vita che ci mostra sempre retroscena che non avevamo previsto e che ora, proprio come protagonisti, siamo in grado di interpretare, non più come semplici comparse.

Il futuro diventa più chiaro e, in quella imprevedibilità della vita, tutto diventa più gestibile, comprensibile, più chiaro, e il sorriso che caratterizza il nostro sguardo diventa quel volto che vogliamo assumere verso quel destino che, in qualche maniera, ci segna, portandoci ad affrontare la vita con quella sensazione di gioia che ci tiene accesi, vivi, energici, amorevolmente predisposti ad affrontare ogni cosa.

E così il sacrificio non è più un peso, ma un'occasione per amare ancora, la rinuncia non è più un dispiacere ma un'offerta condivisa, il dolore non è un'emozione che ci spegne ma una forza che ci spinge a cercare un aiuto e a donarlo di conseguenza, e quella malinconia diventa semplice poesia che accompagna i nostri momenti di sconforto, trasformandoli in versi da donare attraverso le nostre parole rivolte a quella speranza che sappiamo essere reale.

E così quella corazza che voleva isolarci da un mondo che dobbiamo imparare a vivere realmente non è più un peso, ma un aiuto contro quelle avversità quasi diaboliche che vorrebbero spegnerci dentro. La speranza non è più quel futile desiderio che qualcosa cambi, ma la certezza ancestrale che le cose saranno diverse e saranno vissute con quella sicura sensazione che nulla può davvero abbatterci o spegnerci.

Un passo in più, un gradino ancora, verso quella salita che assume un significato diverso, dove la fatica ha ancora il suo peso, ma che possiamo decidere di vivere con una prospettiva diversa, dove ogni imprevisto, ogni sforzo, ogni caduta diventa occasione per diventare più forti, più consapevoli, più rivolti a quell'Assoluto che ci comprende e ci caratterizza, anche se a volte sembra volerci dire il contrario.

Quel desiderio infinito di vivere, quella magnifica e incredibile emozione che ci tiene in piedi nonostante tutto, quella spinta che ci fa andare avanti, quell'empatia che guida ogni nostra scelta, quel coraggio che ci trasforma in leoni, quella rabbia trasformata in qualcosa di propositivo, quella delusione che diventa speranza, quella sorta di resa che diventa invece rinnovata concretezza, quella passività trasformata in un discernimento volto alla soluzione, quell'indifferenza trasformata in compassione, quella freddezza trasformata in calore umano, quella durezza trasformata in occasione di essere d'appoggio a chi è più debole, sono tutti inevitabilmente tocchi divini di quel Dio che nasce dal nostro cuore e che ci eleva verso quell'infinito, verso quella eternità che la nostra anima ambisce, vita dopo vita, e che inesorabilmente, attraverso un dialogo silenzioso che avviene attraverso il nostro spirito, ci accompagna verso quella Sorgente alla quale ognuno di noi è destinato eternamente.

Forse è proprio questo che continuo ad imparare ogni volta che la vita decide di mettermi alla prova: che non sempre posso scegliere ciò che accade, non sempre posso impedire alla tempesta di arrivare, non sempre posso proteggere ciò che amo dalle difficoltà, ma posso scegliere ciò che voglio diventare mentre attraverso quella tempesta.

Posso scegliere se chiudere il cuore oppure lasciarlo ancora aperto, se permettere alla paura di trasformarsi in una prigione oppure alla sofferenza di diventare comprensione, se lasciarmi trascinare dalla malinconia oppure ascoltare quella voce silenziosa che, da qualche parte dentro di me, continua a ricordarmi che sono ancora vivo.

E forse è proprio lì che ritrovo la mia fede, non nella certezza che nulla farà più male, ma nella consapevolezza che anche dentro il dolore può esistere una luce, che anche nella paura può nascere un atto di coraggio, che anche nella fatica può esistere una ragione per continuare a camminare.

Perché quella scintilla che sento dentro di me non ha mai smesso davvero di esistere.

E quando tutto sembra diventare buio, quando le certezze vacillano, quando il peso sulle spalle sembra diventare troppo grande, quella scintilla torna a parlarmi attraverso il cuore, attraverso l'anima, attraverso quella parte di me che non ha mai smesso di credere nella vita.

È allora che comprendo ancora una volta che la tempesta non è la mia destinazione, che il dolore non è la mia identità, che la malinconia non è la mia casa e che la paura, per quanto possa essere forte, non ha il diritto di decidere quale sarà il mio cammino.

Il mio cammino rimane quello della vita, dell'amore, della speranza, della consapevolezza e di quella gioia che, nonostante tutto, continua a cercarmi.

E forse è proprio questa la cosa più meravigliosa che la mia anima continua ad insegnarmi, vita dopo vita: che posso attraversare il buio senza appartenergli, posso conoscere la sofferenza senza diventare la mia sofferenza, posso cadere senza scegliere di rimanere a terra e posso attraversare ogni tempesta continuando a cercare quella luce che, in fondo, non ha mai smesso di essere dentro di me.

Quella luce è la mia forza.

Quella luce è la mia speranza.

Quella luce è quella scintilla divina che mi ricorda che la vita, nonostante tutto, continua ad essere meravigliosamente degna di essere vissuta.

E quella luce, nel silenzio più profondo della mia anima, continua a condurmi verso la mia Eterna Sorgente di Vita.

Christian B.

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