IL LIBRO DELLA SAPIENZA ETERNA - Cantico VIII - Il Pellegrinaggio.
IL LIBRO DELLA SAPIENZA ETERNA
Cantico VIII
Il Pellegrinaggio
«Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore.»
(Giovanni 14,2)
«Quello che l'uomo avrà seminato, quello pure raccoglierà.»
(Galati 6,7)
«Come un uomo depone un abito logoro e ne indossa uno nuovo, così l'anima lascia un corpo e ne assume un altro.»
(Bhagavad Gītā 2,22)
«L'anima è immortale e continuamente apprende.»
(ispirato alla tradizione platonica, in particolare al Fedone e al Fedro)
Padre eterno,
quando guardo il cielo notturno,
comprendo quanto sia breve la mia vita.
Un soffio.
Un battito.
Una scintilla.
Eppure, nel profondo del cuore,
sento che il mio destino non può esaurirsi in pochi anni.
Vi è nell'uomo una nostalgia che nessun tempo terreno riesce a colmare.
Come se l'anima ricordasse una patria dimenticata.
Come se custodisse la memoria di un viaggio molto più lungo.
Per molti anni mi sono domandato:
Perché alcuni nascono nella pace,
altri nella guerra?
Perché alcuni conoscono l'amore,
altri soltanto il rifiuto?
Perché alcuni sembrano saggi fin dall'infanzia,
mentre altri impiegano una vita intera per imparare ciò che sembra semplice?
Non ho trovato risposte definitive.
Ma ho trovato domande che mi hanno aperto nuovi orizzonti.
Le antiche tradizioni dell'India parlano di un lungo cammino dell'anima.
La Bhagavad Gītā insegna che la morte non distrugge il Sé.
Le Upanishad contemplano il ritorno dell'essere verso l'Assoluto.
Il Buddha parla del fluire continuo dell'esistenza e della responsabilità delle proprie azioni.
Platone lascia intuire che l'anima possiede una storia più ampia della singola vita terrena.
Origene riflette sul mistero della libertà e del ritorno delle creature a Dio.
Io ascolto queste voci con rispetto.
Non come certezze assolute.
Ma come finestre aperte sul Mistero.
Nel mio cuore nasce allora questa contemplazione.
Forse ogni vita è una pagina.
E l'eternità è il libro.
Forse ogni esistenza è una lezione.
E l'Amore è il Maestro.
Forse nessuna esperienza va perduta.
Perché ogni lacrima può diventare sapienza.
Ogni caduta umiltà.
Ogni perdono libertà.
Ogni atto di amore un passo verso Dio.
Non immagino il pellegrinaggio dell'anima come una condanna.
Lo immagino come una scuola.
Il Padre non punisce.
Educa.
Non umilia.
Forma.
Non respinge.
Attende.
Così ogni esistenza diventa occasione per imparare ciò che ancora non sappiamo amare.
Ma sopra ogni cammino,
sopra ogni possibile rinascita,
sopra ogni legge di causa e di effetto,
vedo elevarsi una Croce.
Ed ai piedi della Croce comprendo una verità.
La misericordia è più grande della giustizia.
Perché la giustizia restituisce.
L'Amore trasforma.
La misericordia non cancella il valore delle nostre scelte.
Le redime.
Le trasfigura.
Le conduce verso un bene che spesso non sappiamo ancora vedere.
Per questo, nella Via della Sapienza Eterna,
non considero il karma una prigione.
Lo considero una pedagogia.
La vita ci insegna.
Le conseguenze ci educano.
La coscienza cresce.
L'anima matura.
Ma il Padre non smette mai di offrirci una strada nuova.
Come il Cristo disse alla donna caduta:
«Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più.»
(Giovanni 8,11)
In queste parole vedo il cuore della Legge divina.
Responsabilità.
E misericordia.
Verità.
E speranza.
Se davvero l'anima attraversa molte stagioni,
allora ogni uomo che incontro potrebbe essere un antico compagno di viaggio.
Ogni nemico potrebbe essere un maestro inconsapevole.
Ogni figlio un dono affidato.
Ogni anziano una biblioteca vivente.
Ogni bambino una promessa.
Per questo desidero guardare ogni persona con rispetto.
Non conosco la profondità del suo cammino.
Solo Tu la conosci.
E quando giungerà il giorno in cui lascerò questo corpo,
non desidero portare con me ricchezze.
Né onori.
Né potere.
Desidero portare soltanto ciò che nessuna morte può consumare.
L'Amore imparato.
Il bene compiuto.
Il perdono donato.
La verità cercata.
La luce custodita nella coscienza.
Perché queste sono le sole ricchezze dell'anima.
Padre,
se il mio cammino dovrà continuare oltre questa vita,
fa' che ogni passo mi renda più simile al Tuo Figlio.
Se invece questo sarà l'ultimo tratto del pellegrinaggio,
accoglimi nella Tua pace.
In entrambi i casi,
non permettere che io perda mai la direzione della Via.
Perché la meta non è una nuova nascita.
Non è una nuova terra.
Non è un nuovo corpo.
La meta sei Tu.
Sempre Tu.
Origine di ogni scintilla.
Compimento di ogni ricerca.
Casa di ogni pellegrino.
Ed io comprendo, infine,
che il viaggio dell'anima non è un cammino senza fine.
Ha un approdo.
Come il fiume cerca il mare.
Come il seme cerca il frutto.
Come il figlio cerca la casa del padre.
Così ogni anima,
attraverso sentieri che solo Tu conosci,
cammina verso il giorno in cui ogni paura sarà dissolta,
ogni lacrima sarà asciugata,
ogni verità sarà pienamente rivelata,
e l'Amore sarà tutto in tutti.
Allora il pellegrinaggio avrà termine.
Non perché finisca la vita.
Ma perché la vita sarà finalmente diventata comunione perfetta con Te.
E la scintilla,
pur conservando il dono unico della propria storia,
arderà per sempre nel Fuoco eterno del Tuo Amore.
Amen.
[Christian B.]
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