Ancora un passo...
Sono entrato, non so nemmeno io come, in una dimensione ancora sconosciuta alla mia mente.
Analizzo quello che mi circonda. Non vedo niente. Non uno spiraglio. La porta da cui sono entrato non è più visibile.
Non ci sono uscite, o almeno io non le vedo.
Solo alcune emozioni sono ancora lì. Non mi fanno compagnia, sono solo presenti, fredde, immobili. Mi svuotano, mi terrorizzano, mi trascinano ancora più all'interno di quella stanza, di quella dimensione, che non conosco, o almeno così credevo che fosse.
Sono immobile, come paralizzato, impietrito in un luogo che non conosco, che mi spaventa, ma che mi fa sentire anche, in questo momento, dannatamente confortato.
Solo un vago ricordo, come se in fondo avessi già visto questo posto, immaginato in frangenti passati, in momenti in cui il mio cuore non riusciva più a trattenere quel qualcosa che stava scavando in profondità.
L'unico colore che mi circonda, anzi che mi sovrasta, è talmente profondo e privo di ogni possibile sfumatura che descriverlo è quasi impossibile.
Lo posso quasi toccare. Lo sento che mi avvolge, mi stringe, come a non volermi fare andare via. Mi trattiene. Mi afferra. Come se volesse abituarmi alla sua presenza, come se volesse anche cullarmi.
Non riesco a definirlo. Simile al nero, ma più forte, più intenso, ancora più scuro, infinito, quasi eterno.
Non sono ancora del tutto consapevole di cosa stia accadendo, ma riesco a trovare una definizione a questa fluida e inquietante energia negativa che mi avvolge, che comprende ogni cosa, che trasforma anche il mio respiro in qualcosa di freddo, glaciale e lento.
Lentissimo.
Riesco a percepire finalmente qualcosa che mi trasmette un veloce impulso di quella consapevolezza che sta velocemente spegnendosi. Un impulso che mi ricorda una serenità e una gioia che mi accorgo essere solo un lontano ricordo, a cui non voglio più aggrapparmi.
Poi di nuovo il nulla.
Quel buio così profondo che non permette nessuna reazione.
Non reagisco e, quasi spaventato, mi accorgo che non voglio resistere, non voglio più lottare.
Quasi assuefatto a questo luogo, comincio a sentirmi a casa, in una arrendevole sensazione di complicità con quel NULLA che mi trascina sempre più all'interno.
Mi faccio accompagnare, per mano, senza nessuna opposizione.
Il buio diventa sempre più profondo. Lo sento, lo percepisco nel petto, non più come un peso, ma quasi come una liberazione.
Improvvisamente, come un faro che riprende una scena di uno spettacolo, di un dramma teatrale, vedo sopra di me una trave in ferro.
Non capisco e guardo meglio.
È un grosso tubo del riscaldamento, di quelli che passano per le cantine, solido, alto, ma abbastanza vicino da poterlo raggiungere con una sedia...
Poi di nuovo il buio.
Non cammino, ma sono stanco come se avessi corso per tanto tempo, come se avessi cercato di fuggire da qualcosa.
Immobile, cullato da quel nulla, e con gli occhi completamente abituati a quel non vedere, mi accorgo che accanto a me c'era qualcosa.
Come se fosse arrotolato su se stesso.
Al tatto mi dà conforto, non mi spaventa. Anzi, come il flauto che ipnotizza il serpente, in un automatismo diabolico e spersonalizzato, lo prendo tra le mie mani...
In una consapevolezza glaciale e ormai istintiva, so cosa devo fare.
Si riaccende quel faro.
Evidenzia un'unica scena che sembra quasi eterna, al rallentatore.
Salgo in piedi su quello sgabello che, ora ricordo, avevo preparato e disposto in quel punto qualche giorno prima.
La luce si spegne di nuovo.
Sono di nuovo immobile.
Nessun pensiero.
Voglio ancora provare a cercare qualcosa, ad ascoltare una emozione in un ricordo che vuole perlarmi, come ad assecondare un istinto che sta cercando di urlarmi qualcosa.
Ma non sento nulla.
Anche le mie orecchie non sentono più niente.
Le palpebre cominciano a sbattere, come a voler risvegliare occhi che non possono più vedere, come se in un glitch dimensionale qualcosa stesse cercando di apparirmi.
Intravedo un'immagine.
È quasi invisibile, dura davvero solo pochi battiti di ciglia, ma riesco a vedere un volto che sorride.
È quello di mia figlia...
Ma prima ancora che riesca a collaborare con quell'istinto che in qualche modo sta cercando di comunicare con me, mi accorgo di essere in piedi.
Il mio pavimento ora è diventato piccolo e instabile, a malapena contiene i miei piedi in un equilibrio precario che sta scrivendo un futuro che sarebbe durato ancora pochi istanti.
Le sensazioni ora sono più addormentate, più sottili, più lente.
Non vedo più nessuna immagine.
Solo il buio continua ad avvolgermi, a soffocarmi, come una corda stretta intorno al collo...
Sento che quello scarso equilibrio è mantenuto da qualcosa che tiene la mia testa in una posizione innaturale, scomoda.
Qualcosa mi sta stringendo e mi impedisce di muovermi naturalmente.
Il respiro è ancora più lento e accompagna un momento che vuole e sta per decidere tutto.
Un istante che diventa dannatamente eterno, che non mi lascia nemmeno il tempo di capire o di decidere.
Non ci sono più lacrime.
Quelle sono andate via ormai da tanto tempo, troppo tempo.
Ora sono davvero solo, come non lo ero mai stato.
Rimango, in un istante che dura una vita, davanti a una scelta che sembra quasi scontata, voluta e cercata.
Un passo che può spegnere quel buio, che può accompagnarmi verso quella leggerezza definitiva che mi aiuterà a spegnere ogni dolore, ogni senso di colpa, ogni emozione, ogni sguardo che non riesco più a reggere, ogni volto che mi ricorda un passato che mi soffoca, ogni sorriso che ho spento, ogni carezza rifiutata, ogni mano tesa che ho voluto evitare, ogni ferita inflitta che non voglio più vedere, quella rabbia che non mi lasciava mai...
Non riesco e non voglio più sentire quel dannato dolore che ho voluto infliggere e che ora è tornato indietro come un boomerang che mi ha colpito dritto nel cuore e che mi impedisce di respirare.
Ancora un solo passo e tutto sarà definitivamente spento.
Un solo passo...
~~~
Ricordo ancora tutto.
È tutto incredibilmente vivido davanti ai miei occhi.
Non potrò mai scordare quella sensazione di fallimento che ancora, ogni tanto, riaffiora.
Quando credi che la vita non abbia più un senso, quando percepisci in te quella sensazione di sconfitta che ti accompagna in ogni istante della giornata.
Ogni cosa, piano piano, lentamente ma inesorabilmente e in maniera inarrestabile, diventa priva di significato.
Anche il sorriso dei tuoi figli diventa distante e freddo.
Non te ne accorgi subito, perché quel buio è astuto e scava lentamente, senza fermarsi mai, e arriva così in profondità che, quando ti accorgi che qualcosa non va, ormai quella sensazione è parte del tuo nuovo io.
E allora le giornate diventano tutte uguali, con lo stesso colore, con quelle ombre che ti impediscono di vedere quel sole che, in realtà, sta ancora splendendo sopra di te.
Le ombre diventano le uniche compagne di un cammino che ti porta verso quel buio che ho voluto descrivervi con questa mia testimonianza.
Questa esperienza ha segnato la mia vita in maniera indelebile e mi accompagnerà per sempre.
E vi assicuro che, nonostante ne sia uscito e possa, oggi, ancora scrivervi, quel dannato buio ancora oggi bussa alla mia porta.
Ancora oggi quelle ombre appaiono, improvvise, veloci e sfuggevoli. Per brevissimi istanti, come a volermi ricordare che non mi hanno abbandonato, ma che si sono solo fatte da parte, momentaneamente.
Non so cosa consigliare a chi abbia passato un momento simile al mio.
Non ho parole di conforto.
Non riesco a condividere una soluzione.
Forse perché non c'è, forse perché ognuno deve trovare quella forza in ciò che lo caratterizza, in ciò in cui crede. In quella speranza che ci caratterizza tutti, ma che ognuno vive in maniera diversa.
Io ho trovato la forza, la Speranza e un nuovo tipo di amore in Dio.
Nel mio Dio, in quella eterna Sorgente della Vita, che mi ha insegnato a vedere con occhi diversi le persone che amo, il loro sorriso, il loro sguardo, la loro essenza.
Mi ha insegnato a comprendere quel senso di colpa che aveva spento ogni speranza, a contemplare quel dolore che avevo fatto proprio a coloro che mi amano ancora, nonostante tutto.
Mi ha insegnato a cercare sempre quella luce che splende dentro di noi, a cercarla anche quando sembra essere presente solo quel dannato buio.
E così quel Dio si è materializzato nel sorriso di mia figlia, nello sguardo di mia moglie, nei volti di tutti i miei quattro figli...
Ma anche in un fiore che riesco a vedere tra le crepe di un muro, in un piccolo squarcio di azzurro in un giorno nuvoloso, in un cane che scodinzola, in una farfalla che danza su un prato di fiori, nelle piccole foglie di un albero a primavera, nei colori di un poetico autunno, in un fiocco di neve che mi preannuncia una nuova magia, in una vita nuova che ha saputo insegnarmi qualcosa di eterno nel momento più drammatico della mia esistenza.
Come vi dicevo, non ho consigli, non ho soluzioni.
Ma posso offrire tutto me stesso per condividere qualcosa che non avevo mai raccontato, per mettere a disposizione quell'empatia che Dio mi ha donato per essere vicino a coloro che conoscono quel dannato BUIO dal quale sembra non esserci via d'uscita.
Questo sì, questo posso dirvelo.
Questo mi sento di potervelo consigliare.
Sì, da quel buio, da quella stanza in cui il nero avvolge ogni cosa, da quelle ombre che vogliono forzatamente accompagnarci, da quella dimensione in cui sembra non esserci una porta d'uscita, voglio invece dirvi che quella porta esiste.
Quella porta c'è anche se non la vedete.
E dietro quella porta splende un sole infinito.
E se non vedete quella porta, dovete immaginarla, dovete crearla, dovete fidarvi di me...
Ma soprattutto, se oggi vi trovate dentro quella stanza, non rimanete soli.
Cercate una persona. Una voce. Una mano. Qualcuno a cui poter dire semplicemente: “Non sto bene.”
Non aspettate di vedere la porta per chiedere aiuto.
A volte la prima porta che dobbiamo trovare è proprio quella che ci conduce verso un'altra persona.
Io oggi posso raccontarvi questa storia perché, in quel momento, qualcosa è riuscito ancora a raggiungermi.
Un sorriso.
Il sorriso di mia figlia.
E da quel sorriso ho ricominciato a vedere la luce.
Forse è questo che oggi posso lasciarvi.
Non una soluzione.
Non una ricetta.
Soltanto una testimonianza.
Io quella porta non la vedevo.
Ma oggi sono qui per dirvi che c'era.
E che, anche quando il buio sembra essere infinito, non significa che la luce abbia smesso di esistere.
Christian B.
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