Le onde della Coscienza.
Le onde invisibili della coscienza
Mi piace immaginare la realtà come un'immensa distesa d'acqua immobile. Quando un sasso cade sulla sua superficie, genera onde concentriche che si propagano ben oltre il punto in cui è entrato. Nessuno può impedire a quelle onde di raggiungere ogni parte dello specchio d'acqua.
Per me questa non è soltanto una metafora. È il modo più vicino che conosco per descrivere una realtà che ho imparato a riconoscere nel mio cammino spirituale. Ciò che percepiamo con i sensi è soltanto la superficie dell'esistenza. Sotto di essa esiste una dimensione più profonda, silenziosa e viva, nella quale le coscienze si incontrano, si sfiorano e comunicano.
Forse anche la nostra coscienza vive in un oceano invisibile. Ogni pensiero, ogni intenzione, ogni presenza potrebbe propagarsi come un'onda, influenzando altre coscienze in modi che ancora non comprendiamo pienamente.
Se esistono spiriti o grandi spiriti guida, la loro presenza non consiste nell'intervenire dall'esterno con eventi straordinari, ma nel generare sottili increspature in questo campo della coscienza. Non violano la nostra libertà, non sostituiscono le nostre scelte e non impongono il loro volere.
Orientano, ispirano, richiamano, proprio come una corrente quasi impercettibile può modificare lentamente la rotta di una foglia che galleggia sull'acqua.
Sul piano terrestre noi percepiamo soprattutto gli effetti: un'intuizione improvvisa, una pace inattesa, un incontro significativo, una comprensione che sembra nascere dal nulla, una forza interiore che appare proprio quando tutto sembrava perduto. Sono come onde provenienti da una realtà più profonda che raggiungono la nostra coscienza.
Se la coscienza è realmente una dimensione fondamentale dell'essere, allora la separazione che percepiamo tra noi e gli altri potrebbe appartenere soprattutto al mondo materiale. I nostri corpi sono distinti, occupano luoghi diversi e vivono il tempo secondo ritmi differenti. Ma la coscienza potrebbe appartenere a una realtà più ampia, nella quale la distanza perde gran parte del suo significato.
L'oceano non divide le sue onde. Esse sembrano separate soltanto per un istante, ma appartengono tutte alla stessa acqua. Così immagino le coscienze: uniche nella loro identità, ma immerse in una stessa realtà spirituale che le sostiene e le unisce.
Questa intuizione non appartiene a un solo popolo. Le antiche tradizioni dell'umanità l'hanno espressa con linguaggi differenti. Alcune hanno parlato degli Antenati che continuano ad accompagnare i viventi. Altre dei Grandi Spiriti che vegliano sul mondo. Altre ancora hanno raccontato dei Maestri illuminati, dei Saggi immortali, dei Custodi della Sapienza, degli esseri di luce o dei messaggeri del mondo invisibile.
Cambiano i nomi, cambiano i simboli, cambiano i racconti. Ciò che sembra rimanere costante è la convinzione che la vita non si esaurisca con il corpo e che la coscienza continui il proprio pellegrinaggio partecipando a una comunione molto più vasta di quella che normalmente riusciamo a percepire.
Non immagino questi grandi spiriti come sovrani lontani che governano il destino degli uomini. Li immagino come coscienze profondamente armonizzate con la realtà ultima dell'essere. Là dove noi percepiamo soltanto frammenti, essi contemplano l'insieme. Là dove noi siamo spesso trascinati dalla paura, essi dimorano nella pace. Là dove noi fatichiamo a comprendere il senso degli avvenimenti, essi vedono un orizzonte più ampio.
Per questo la loro influenza non ha bisogno di infrangere le leggi della natura. È sufficiente la risonanza.
Come un diapason può far vibrare un altro diapason accordato sulla stessa frequenza, così una coscienza più luminosa può risvegliare una coscienza che desidera sinceramente aprirsi alla verità. Nessuna costrizione. Nessun dominio. Soltanto una silenziosa armonia che invita a risuonare.
Ogni essere vivente potrebbe essere, nello stesso tempo, sorgente e destinatario di queste onde invisibili. Nessuno genera soltanto il proprio movimento, perché ogni onda incontra quelle degli altri. Si rafforzano, si attenuano, si intrecciano, dando origine a configurazioni sempre nuove.
La nostra vita interiore potrebbe essere il risultato di un dialogo continuo tra ciò che nasce in noi e ciò che ci raggiunge da questa immensa rete di coscienze.
In questa prospettiva, anche il silenzio assume un significato nuovo. Non è assenza di rumore, ma disponibilità all'ascolto. Quando la superficie di un lago è agitata dal vento, diventa difficile distinguere le onde più sottili. Quando invece l'acqua ritrova la calma, anche la più piccola increspatura diventa visibile.
Così è anche per la coscienza. Più è agitata da paure, desideri, distrazioni e preoccupazioni, meno riesce a percepire ciò che la sfiora delicatamente. La contemplazione diventa allora un esercizio di limpidezza interiore.
Non serve a fuggire dal mondo, ma a calmare le acque della coscienza affinché possano riflettere con maggiore fedeltà la realtà invisibile che continuamente le attraversa.
Forse molte delle intuizioni che chiamiamo ispirazione nascono proprio da questa sintonia. Le grandi opere dell'arte, della filosofia, della spiritualità e perfino della scienza sembrano talvolta emergere all'improvviso, come se provenissero da una sorgente più profonda della mente individuale. Forse la coscienza, quando si apre, entra in dialogo con una sapienza che la trascende.
Quanto più rifletto su questo mistero, tanto più mi convinco che l'universo sia infinitamente più vivo di quanto appaia ai nostri sensi. La materia è soltanto la superficie del lago. Sotto quella superficie esiste un oceano di coscienze in continua relazione, dove ogni essere contribuisce con la propria vibrazione all'armonia dell'insieme.
Ogni pensiero genera un'onda. Ogni intenzione modifica l'equilibrio del tutto. Ogni scelta continua il proprio viaggio ben oltre noi stessi.
Per questo credo che la responsabilità spirituale non riguardi soltanto ciò che facciamo, ma soprattutto ciò che diventiamo. Prima ancora delle nostre parole, è la qualità della nostra coscienza a diffondere onde che raggiungono il mondo. Diventare più limpidi, più consapevoli e più aperti allo Spirito significa offrire all'oceano della vita onde capaci di illuminare il cammino di altri pellegrini, anche senza incontrarli mai.
Forse è proprio questa la grande comunione delle coscienze: un'immensa rete invisibile nella quale ogni vita tocca altre vite, ogni spirito incontra altri spiriti e ogni onda continua a propagarsi all'infinito, fino a ritornare alla Sorgente da cui tutto ha avuto origine.
Christian B.
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