IL LIBRO DELLA SAPIENZA ETERNA - Cantico III - La Sapienza disseminata tra i popoli.
IL LIBRO DELLA SAPIENZA ETERNA
Cantico IIILa Sapienza disseminata tra i popoli
«La Sapienza è un riflesso della luce eterna, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà.»
(Sapienza 7,26)
«La Verità è una; i saggi la chiamano con molti nomi.»
(Ṛgveda 1.164.46)
«Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.»
(Giovanni 8,12)
«Come l'ape raccoglie il nettare da molti fiori senza danneggiarli, così il saggio raccoglie la sapienza ovunque si trovi.»
(Dhammapada, ispirato al capitolo 4)
Padre eterno,
quanto sono piccoli gli uomini quando credono di possederTi.
Quanto diventano grandi quando si lasciano possedere da Te.
Per molti anni ho creduto che la Verità fosse un luogo.
Una dottrina.
Una religione.
Un sistema perfetto.
Poi ho iniziato ad ascoltare.
E ascoltando ho scoperto qualcosa che non avevo previsto.
Ovunque gli uomini hanno alzato gli occhi verso il cielo,
hanno percepito un'eco della Tua Presenza.
Non sempre Ti hanno chiamato con lo stesso Nome.
Non sempre Ti hanno descritto nello stesso modo.
Ma la nostalgia era la medesima.
La sete era la stessa.
Il desiderio era identico.
Ritornare alla Fonte.
Quando lessi i Veda,
non incontrai il Cristo.
Ma incontrai uomini che cercavano l'Assoluto.
Quando lessi le Upanishad,
non trovai ancora il Vangelo.
Ma trovai anime che desideravano contemplare l'Uno.
Quando ascoltai il Buddha,
non udii parlare del Padre.
Ma udii un invito a vincere l'ego,
a coltivare la compassione,
a risvegliare il cuore.
Quando lessi Platone,
non trovai la Croce.
Ma trovai la nostalgia del Bene perfetto.
Quando ascoltai Socrate,
non trovai la Risurrezione.
Ma trovai il coraggio di interrogare la coscienza.
Quando contemplai gli antichi popoli,
vidi uomini che parlavano con la terra,
con il vento,
con gli animali,
riconoscendo che la creazione è più di una materia da possedere.
Essa è dono.
Essa è mistero.
Essa è riflesso del Creatore.
Allora mi domandai:
Come possono popoli così lontani aver intuito verità tanto profonde?
E nel silenzio del cuore compresi.
La Sapienza non appartiene agli uomini.
È Dio che, come la pioggia, irriga ogni terra.
Alcuni raccolgono un fiore.
Altri una foresta.
Ma l'acqua è la stessa.
Come il sole non sceglie una sola montagna da illuminare,
così Tu, Padre,
non hai cessato di parlare ai popoli della Terra.
Talvolta attraverso i profeti.
Talvolta attraverso i sapienti.
Talvolta attraverso il silenzio.
Talvolta attraverso la sofferenza.
Talvolta perfino attraverso coloro che non conoscevano ancora il Tuo Nome.
Perché Tu sei più grande delle nostre frontiere.
Ma mentre contemplavo questa armonia,
una luce brillava più intensamente delle altre.
Come l'aurora supera le stelle.
Come il sole supera la luna.
Quella luce aveva un volto.
Gesù.
Il Cristo.
Il Figlio di Dio.
Allora compresi che le altre luci non erano inganni.
Erano attese.
Erano sentinelle.
Erano lampade accese nella notte.
Ma quando il sole sorge,
le lampade non vengono disprezzate.
Semplicemente cessano di essere necessarie.
Così io guardo alle grandi tradizioni spirituali.
Con rispetto.
Con gratitudine.
Con umiltà.
Esse hanno custodito semi della Sapienza.
Nel Cristo vedo il frutto pienamente maturo.
Origene contemplava il ritorno finale di tutte le creature verso Dio.
Meister Eckhart parlava della scintilla divina nascosta nell'anima.
Giovanni della Croce descriveva la notte oscura che prepara l'unione con Dio.
I Ṛṣi contemplavano il mistero dell'Assoluto.
Il Buddha insegnava a vincere l'illusione dell'ego.
I filosofi cercavano il Logos.
Ed io riconosco in tutto questo un'immensa preparazione.
Come se l'umanità intera,
attraverso strade diverse,
avesse atteso una Parola definitiva.
E quella Parola,
quando venne,
non fu semplicemente pronunciata.
Si fece carne.
Abitò fra noi.
Pianse.
Amò.
Perdonò.
Morì.
Risorse.
Per questo non temo di leggere i libri sacri degli altri popoli.
Se il mio cuore rimane saldo nel Cristo,
ogni autentica verità mi conduce ancora più vicino a Lui.
Poiché ogni raggio di luce,
quando è vero,
non si allontana dal Sole.
Conduce al Sole.
Eppure comprendo anche il pericolo.
L'uomo può fermarsi al raggio
e dimenticare il Sole.
Può adorare la finestra
e dimenticare la Luce.
Può venerare il dito
e non guardare la luna.
Per questo il Cristo continua a guidarmi.
Egli non mi chiede di disprezzare la Sapienza disseminata tra i popoli.
Mi chiede di riconoscerne il compimento.
Come il seme trova il proprio significato nell'albero.
Come il fiume trova il proprio significato nel mare.
Come il pellegrino comprende il senso del cammino quando finalmente giunge alla Casa del Padre.
Così continuo ad ascoltare.
Continuo a studiare.
Continuo a meravigliarmi.
Perché ogni autentica parola di Sapienza,
qualunque sia il luogo in cui sia stata pronunciata,
diventa per me un invito ad amare di più,
a servire di più,
a perdonare di più,
a contemplare di più.
E quando una parola non genera amore,
non genera pace,
non genera misericordia,
allora so che non proviene dalla Tua Sapienza.
Perché la Tua Sapienza ha sempre il volto del Tuo Figlio.
Ed il Tuo Figlio ha sempre il volto dell'Amore.
Per questo, Padre,
camminerò senza paura tra le biblioteche del mondo,
attraverserò i deserti della filosofia,
ascolterò i canti dei popoli,
contemplerò il silenzio dei monasteri,
e leggerò i libri dei sapienti.
Ma quando il mio cuore cercherà il volto pieno della Verità,
ritornerò sempre là dove Tu hai pronunciato definitivamente il Tuo Amore:
nel volto del Cristo,
Tuo Figlio,
Via eterna della Sapienza,
Verbo fatto carne,
Luce che illumina ogni uomo,
ieri,
oggi
e per sempre.
Amen.
[Christian B.]
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