LA RISURREZIONE DI CRISTO.
Secondo la Via del Cristo Eterno, la risurrezione di Cristo non è soltanto un miracolo destinato a dimostrare il suo potere. È il cuore stesso del progetto di Dio sull'umanità. È il segno che la vita, l'amore e la comunione con Dio sono più forti della morte.
La vittoria della Vita sull'illusione della morte
Gesù Cristo è il Figlio di Dio.
In Lui la natura umana e la volontà divina raggiungono la loro perfetta armonia.
La sua morte non rappresenta la sconfitta di Dio.
Rappresenta la massima manifestazione della libertà dell'uomo e dell'amore del Padre.
L'umanità ha potuto rifiutare il Cristo.
Ha potuto condannarlo.
Ha potuto crocifiggerlo.
Dio non ha impedito tutto questo, perché il libero arbitrio è uno dei Suoi doni più grandi.
Ma la morte non poteva avere l'ultima parola.
Cristo risorge perché la Vita divina non può essere trattenuta dalla morte.
La risurrezione è la manifestazione visibile di una realtà eterna: chi vive pienamente unito a Dio partecipa della Sua Vita, che non conosce fine.
Cristo non ritorna semplicemente alla vita terrena, come Lazzaro.
Egli inaugura una condizione nuova.
Un'esistenza trasfigurata.
Un corpo glorioso.
Una vita che appartiene già all'eternità.
Per questo la sua risurrezione non riguarda soltanto Lui.
È la promessa rivolta ad ogni anima.
Cristo mostra ciò che Dio desidera per tutta la creazione.
L'uomo non è stato creato per il nulla.
È stato creato per la comunione eterna con Dio.
Nella Via del Cristo Eterno, la risurrezione è anche il compimento del cammino spirituale.
Se la reincarnazione è una possibile scuola dell'anima, Cristo ne rivela la meta.
Il fine non è rinascere senza fine.
Il fine è giungere a una trasformazione così profonda da entrare definitivamente nella piena comunione con Dio.
Cristo è il primo a mostrare questa pienezza.
La sua risurrezione è il compimento della Via.
La morte perde così il suo carattere definitivo.
Diventa una soglia.
Un passaggio.
L'inizio di una vita pienamente illuminata dalla presenza divina.
In questo senso, la croce e la risurrezione sono inseparabili.
La croce mostra fino a dove arriva l'amore.
La risurrezione mostra che quell'amore è eterno.
Le grandi tradizioni spirituali, pur con linguaggi differenti, hanno intuito che l'uomo è chiamato a una trasformazione che supera la semplice esistenza materiale.
I mistici cristiani parlano di divinizzazione.
Le Upanishad descrivono il ritorno dell'anima all'Assoluto.
Molte tradizioni sapienziali parlano di liberazione.
La Via del Cristo Eterno vede nella risurrezione di Cristo il compimento più alto di tutte queste intuizioni.
In Cristo, Dio mostra il destino ultimo dell'umanità.
La morte non è il termine del viaggio.
L'amore non viene sconfitto.
La luce non viene spenta.
La scintilla divina non viene distrutta.
Essa è chiamata a partecipare pienamente alla Vita stessa di Dio.
Per questo Cristo risorge.
Non soltanto per dimostrare chi Egli è.
Ma per rivelare chi siamo chiamati a diventare.
Se Cristo è il Figlio di Dio per natura, noi siamo chiamati a diventare figli di Dio per partecipazione.
La sua risurrezione è la prima alba della nuova creazione.
È il segno che il destino finale dell'uomo non è la tomba.
È la Casa del Padre.
Questa interpretazione è coerente con questa filosofia: mantiene la fede in Gesù come vero Figlio di Dio e nella risurrezione reale, ma la comprende anche come il modello e l'anticipazione del destino ultimo di ogni anima.
Non è soltanto un evento storico da credere, ma una rivelazione del compimento verso cui Dio conduce tutta la creazione.
[Christian B.]

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