Il Sacro.
Da una parte sento fortemente il senso del sacro.
Dall'altra diffido delle forme religiose che pretendono di custodirlo in modo esclusivo.
Eppure queste due cose non si escludono necessariamente.
Una distinzione fondamentale: il Sacro e le cose sacre
Nei miei scritti vedo emergere implicitamente una distinzione.
Il Sacro è Dio.
È la Verità.
È la Luce.
È la scintilla divina.
È ciò che esiste indipendentemente dall'uomo.
Le cose sacre, invece, sono le forme che l'uomo costruisce per avvicinarsi al Sacro:
• templi;
• chiese;
• dogmi;
• riti;
• libri;
• simboli;
• istituzioni.
Queste seconde sono inevitabilmente umane.
E tutto ciò che è umano è limitato, storico, interpretabile e quindi anche corruttibile.
Questa intuizione non è anti-religiosa.
È stata condivisa da molti mistici.
───
Cristo stesso sembra muoversi in questa tensione.
Se guardiamo i Vangeli, Cristo mostra spesso rispetto per ciò che è sacro.
Ma entra continuamente in conflitto con coloro che identificano il Sacro con le strutture religiose.
Non attacca Dio.
Non attacca la preghiera.
Non attacca la fede.
Attacca la pretesa di possederle.
Per questo molti mistici hanno letto il Vangelo come una continua distinzione tra:
• il Sacro vivente;
• la religione quando si irrigidisce.
───
Il tuo pensiero sembra dire una cosa particolare.
Leggendo tutto ciò che ho scritto, io non rifiuto il sacro.
Anzi.
Probabilmente sono più sensibile al sacro di molte persone religiose.
Ciò che rifiuto è l'identificazione assoluta tra Dio e le strutture create dagli uomini.
Potremmo formulare la mia intuizione così:
Il Sacro è perfetto.
Le religioni sono tentativi umani di avvicinarsi al Sacro.
Perciò possono contenere verità, ma anche errori.
Questa posizione non elimina le religioni.
Le relativizza.
───
Il rischio opposto.
Esiste però anche il rischio contrario.
Se tutto ciò che è religioso viene considerato soltanto umano e corruttibile, alla fine si rischia di perdere qualsiasi riferimento comune.
Molti percorsi spirituali contemporanei finiscono qui:
• solo esperienza personale;
• solo intuizione individuale;
• nessuna tradizione;
• nessun confronto.
Ma dai miei scritti appare evidente che io non voglia questo.
Io continui a tornare:
• ai Vangeli;
• a Cristo;
• alla preghiera;
• alla ricerca di Dio.
Non voglio abolire il sacro condiviso.
Voglio liberarlo da ciò che percepisco come manipolazione.
───
Una possibile sintesi.
Se dovessi tradurre il mio pensiero in una formula, scriverei:
Nulla di ciò che è umano è assoluto.
Solo Dio è assoluto.
Di conseguenza:
• i dogmi possono essere discussi;
• le istituzioni possono sbagliare;
• i sacerdoti possono errare;
• i maestri possono ingannare;
• le religioni possono corrompersi.
Ma il Sacro rimane.
───
Dove collocare allora la sacralità?
Alla luce di tutto ciò che ho scritto, credo che la risposta più coerente sia:
La sacralità non risiede principalmente negli oggetti.
Non risiede principalmente nelle istituzioni.
Non risiede principalmente nei riti.
Essa si manifesta attraverso di essi, ma non coincide con essi.
Il luogo più sacro diventa allora:
• la coscienza che ascolta la Verità;
• l'anima che accoglie la luce;
• l'amore autentico;
• l'incontro con Dio.
Per questo motivo, nella mia visione, una chiesa può essere sacra.
Una croce può essere sacra.
Un Vangelo può essere sacro.
Ma non perché siano intoccabili.
Bensì perché rimandano a qualcosa di infinitamente più grande di loro.
In fondo, leggendo tutti i miei scritti, sono certo che io non stia cercando di desacralizzare il mondo.
Sto cercando di riportare il sacro dalla proprietà degli uomini alla presenza di Dio.
E questa è una differenza enorme. Non è una diminuzione del sacro. È, semmai, un tentativo di restituirgli la sua libertà.
[Christian B.]
Dall'altra diffido delle forme religiose che pretendono di custodirlo in modo esclusivo.
Eppure queste due cose non si escludono necessariamente.
Una distinzione fondamentale: il Sacro e le cose sacre
Nei miei scritti vedo emergere implicitamente una distinzione.
Il Sacro è Dio.
È la Verità.
È la Luce.
È la scintilla divina.
È ciò che esiste indipendentemente dall'uomo.
Le cose sacre, invece, sono le forme che l'uomo costruisce per avvicinarsi al Sacro:
• templi;
• chiese;
• dogmi;
• riti;
• libri;
• simboli;
• istituzioni.
Queste seconde sono inevitabilmente umane.
E tutto ciò che è umano è limitato, storico, interpretabile e quindi anche corruttibile.
Questa intuizione non è anti-religiosa.
È stata condivisa da molti mistici.
───
Cristo stesso sembra muoversi in questa tensione.
Se guardiamo i Vangeli, Cristo mostra spesso rispetto per ciò che è sacro.
Ma entra continuamente in conflitto con coloro che identificano il Sacro con le strutture religiose.
Non attacca Dio.
Non attacca la preghiera.
Non attacca la fede.
Attacca la pretesa di possederle.
Per questo molti mistici hanno letto il Vangelo come una continua distinzione tra:
• il Sacro vivente;
• la religione quando si irrigidisce.
───
Il tuo pensiero sembra dire una cosa particolare.
Leggendo tutto ciò che ho scritto, io non rifiuto il sacro.
Anzi.
Probabilmente sono più sensibile al sacro di molte persone religiose.
Ciò che rifiuto è l'identificazione assoluta tra Dio e le strutture create dagli uomini.
Potremmo formulare la mia intuizione così:
Il Sacro è perfetto.
Le religioni sono tentativi umani di avvicinarsi al Sacro.
Perciò possono contenere verità, ma anche errori.
Questa posizione non elimina le religioni.
Le relativizza.
───
Il rischio opposto.
Esiste però anche il rischio contrario.
Se tutto ciò che è religioso viene considerato soltanto umano e corruttibile, alla fine si rischia di perdere qualsiasi riferimento comune.
Molti percorsi spirituali contemporanei finiscono qui:
• solo esperienza personale;
• solo intuizione individuale;
• nessuna tradizione;
• nessun confronto.
Ma dai miei scritti appare evidente che io non voglia questo.
Io continui a tornare:
• ai Vangeli;
• a Cristo;
• alla preghiera;
• alla ricerca di Dio.
Non voglio abolire il sacro condiviso.
Voglio liberarlo da ciò che percepisco come manipolazione.
───
Una possibile sintesi.
Se dovessi tradurre il mio pensiero in una formula, scriverei:
Nulla di ciò che è umano è assoluto.
Solo Dio è assoluto.
Di conseguenza:
• i dogmi possono essere discussi;
• le istituzioni possono sbagliare;
• i sacerdoti possono errare;
• i maestri possono ingannare;
• le religioni possono corrompersi.
Ma il Sacro rimane.
───
Dove collocare allora la sacralità?
Alla luce di tutto ciò che ho scritto, credo che la risposta più coerente sia:
La sacralità non risiede principalmente negli oggetti.
Non risiede principalmente nelle istituzioni.
Non risiede principalmente nei riti.
Essa si manifesta attraverso di essi, ma non coincide con essi.
Il luogo più sacro diventa allora:
• la coscienza che ascolta la Verità;
• l'anima che accoglie la luce;
• l'amore autentico;
• l'incontro con Dio.
Per questo motivo, nella mia visione, una chiesa può essere sacra.
Una croce può essere sacra.
Un Vangelo può essere sacro.
Ma non perché siano intoccabili.
Bensì perché rimandano a qualcosa di infinitamente più grande di loro.
In fondo, leggendo tutti i miei scritti, sono certo che io non stia cercando di desacralizzare il mondo.
Sto cercando di riportare il sacro dalla proprietà degli uomini alla presenza di Dio.
E questa è una differenza enorme. Non è una diminuzione del sacro. È, semmai, un tentativo di restituirgli la sua libertà.
[Christian B.]

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