LA PREGHIERA.

 


Il dialogo dell'anima con Dio

La preghiera è uno dei doni più preziosi che Dio abbia posto nel cuore dell'uomo.

Non nasce perché Dio abbia bisogno delle nostre parole.

Nasce perché è l'uomo ad avere bisogno di ritrovare Dio.

Per questo, nella Via del Cristo Eterno, la preghiera non è un mezzo per convincere Dio a cambiare idea.

Dio è già Amore.

È già Misericordia.

È già infinitamente vicino ad ogni creatura.

Non occorre persuaderLo ad amarci.

Occorre imparare ad aprirci al Suo amore.

La preghiera, quindi, non trasforma Dio.

Trasforma l'uomo.

È il lento cammino con cui l'anima torna ad ascoltare quella Voce che non ha mai smesso di parlarle.

Ogni autentica preghiera è un incontro.

È il momento in cui il rumore del mondo si affievolisce e la coscienza riscopre il proprio santuario interiore.

Là dove Dio attende da sempre.

Pregare significa anzitutto ascoltare.

Prima ancora di parlare.

Prima ancora di chiedere.

Prima ancora di comprendere.

Dio parla spesso nel silenzio.

Non attraverso il fragore dell'imposizione, ma nella delicatezza di una presenza che rispetta il libero arbitrio.

Per questo il silenzio diventa una forma altissima di preghiera.

Nel silenzio il cuore si libera dall'ego.

La mente rallenta.

L'anima ricorda la propria origine.

Pregare significa anche contemplare.

Contemplare non è fuggire dal mondo.

È imparare a vedere il mondo con gli occhi di Dio.

Ogni creatura.

Ogni persona.

Ogni sofferenza.

Ogni gioia.

Ogni istante può diventare una finestra attraverso la quale la luce divina si manifesta.

La contemplazione trasforma lo sguardo.

Ci insegna a riconoscere il sacro nascosto nella semplicità della vita.

Pregare significa aprirsi.

Aprirsi alla Verità.

Aprirsi alla volontà di Dio.

Aprirsi a ciò che ancora non comprendiamo.

L'uomo tende spesso a presentarsi davanti a Dio con certezze, pretese e progetti.

La vera preghiera, invece, nasce dall'umiltà.

Non cerca di imporre la propria volontà.

Desidera accogliere quella divina.

Maria rappresenta il modello perfetto di questa apertura.

Il suo "Sì" non fu una rinuncia alla libertà.

Fu il suo più alto compimento.

Nella sua disponibilità alla volontà di Dio contempliamo la forma più pura della preghiera vissuta.

Pregare significa anche dialogare.

Non un monologo.

Non una formula ripetuta senza il cuore.

Ma un dialogo vivo tra il Creatore e la sua creatura.

Come un figlio parla con il padre.

Come un amico si apre all'amico.

Come un pellegrino confida la propria stanchezza alla guida che lo accompagna.

Cristo ci insegna questa intimità.

Nei Vangeli Egli si ritira spesso in preghiera.

Non perché abbia bisogno di convincere il Padre.

Ma perché vive nella continua comunione con Lui.

Seguire Cristo significa imparare questa stessa relazione filiale.

Una preghiera fatta di fiducia.

Di abbandono.

Di ascolto.

Di amore.

La Via del Cristo Eterno riconosce anche il valore delle intuizioni presenti in altre grandi tradizioni spirituali.

I mistici cristiani hanno parlato della preghiera come unione amorosa con Dio.

Le Upanishad insegnano il raccoglimento interiore per ritrovare l'Assoluto.

Molte vie contemplative mostrano il valore del silenzio, della presenza e della purificazione del cuore.

Queste intuizioni, pur nelle loro differenze, ricordano che il divino non si incontra principalmente attraverso il rumore delle parole, ma nella profondità dell'essere.

Per questo ogni autentica preghiera conduce gradualmente alla trasformazione.

L'ego lascia spazio all'amore.

La paura si trasforma in fiducia.

L'inquietudine diventa pace.

L'orgoglio si converte in umiltà.

La coscienza diventa più limpida.

L'anima si apre sempre più alla luce dello Spirito.

La preghiera non cambia Dio.

Cambia il modo in cui noi viviamo la Sua presenza.

Ci rende più capaci di amare.

Più capaci di perdonare.

Più capaci di ascoltare.

Più capaci di riconoscere Cristo nel volto di ogni persona.

Più capaci di accogliere Maria come Madre spirituale che ci accompagna verso il Figlio.

Così la preghiera diventa il respiro dell'anima.

Non soltanto un momento della giornata.

Ma uno stato del cuore.

Ogni gesto compiuto con amore diventa preghiera.

Ogni atto di compassione diventa liturgia.

Ogni ricerca sincera della verità diventa adorazione.

Ogni silenzio abitato da Dio diventa incontro.

Pregare significa, infine, lasciare che la scintilla divina risplenda sempre più nel nostro essere.

Perché il compimento della preghiera non consiste nell'ottenere ciò che desideriamo.

Consiste nel diventare, giorno dopo giorno, ciò che Dio ci ha chiamati ad essere.

Ed è allora che comprendiamo il suo significato più profondo:

la preghiera non è una trattativa con il divino.

È il ritorno dell'anima alla Presenza che da sempre l'abita.

È il primo passo del viaggio verso l'Eterno.


[Christian B.]

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